IL CASO Famiglie senza il pediatra a Sant’Angelo: scatta la protesta delle mamme
La somministrazione di un’iniezione a un bambino in una foto d’archivio

IL CASO Famiglie senza il pediatra a Sant’Angelo: scatta la protesta delle mamme

Resta un solo medico per i bambini in città, ma l’Ats Milano non riesce a trovare dei sostituti

«La verità è che, nel silenzio generale, ci stanno togliendo un diritto. E soprattutto lo stanno togliendo ai nostri figli». Il diritto di avere un pediatra di riferimento a pochi passi da casa, in una città di oltre 13 mila abitanti. Raggiungibile, ad esempio, anche a chi non ha l’auto, anche a chi può contare solo sulle proprie gambe e, magari, sul passeggino per portare il figlio ad una visita medica.

Mariachiara è una delle mamme di Sant’Angelo rimaste senza pediatra, già firmataria di una lettera aperta al sindaco di Sant’Angelo sul caso del pediatra che non c’è per tutti in città. «Tutto è nato a fine anno, con la pensione della dottoressa Tonani, dopo l’addio precedente del dottor Castelli e della dottoressa Beduschi. Di fatto oggi c’è la sola dottoressa Raimondi, in sostituzione peraltro - racconta Mariachiara - : dall’Ats Città Metropolitana era arrivata una lettera in cui si comunicava alle famiglie che facevano riferimento alla dottoressa Tonani, che era stata tentata la via della sostituzione, ma che non erano state raccolte disponibilità». Le uniche opzioni per la scelta sono medici fuori comune. «Sinceramente non sappiamo cosa scegliere perchè non troviamo soluzioni pratiche per la conciliazione famiglia-lavoro nel rivolgerci a medici a Marudo, San Colombano o Valera - spiega la mamma - , senza contare che è assurdo che i residenti di una città di 13 mila abitanti debbano andare a Marudo per il pediatra. Vogliamo considerare poi che c’è chi la macchina non ce l’ha? Dovrebbe prendere i mezzi, con un bambino magari malato, in questo periodo storico? Trovo assurdo poi che per i bambini di età superiore ai 6 anni si consigli anche di scegliere come opzione il medico di medicina generale della famiglia: questa scelta non può essere il frutto delle circostanze in assenza di pediatra, ma eventualmente una precisa scelta delle famiglia stessa». Peraltro in una situazione fatta ancora da contagi e diffusione del Covid. «Il rischio senza riferimenti è di andare a intasare il pronto soccorso pediatrico: noi siamo anche fortunati, perché magari nell’emergenza possiamo chiamare un pediatra a pagamento. Ma non tutti hanno le stesse possibilità economiche, come non tutti hanno la possibilità di spostarsi: cosa fa? Ci aspettavamo un riscontro alla nostra lettera indirizzata al sindaco in quanto autorità sanitaria - chiude la donna - . Le famiglie non possono essere abbandonate in questa situazione, prive di riferimenti con complessità importanti determinate dalla situazione Covid e dalle quarantene».


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