IL CASO Dall’Ucraina all’ospedale di Lodi: ha un tumore e deve farsi curare
Nina e Maya Bryzh, nel reparto di oncologia del Maggiore

IL CASO Dall’Ucraina all’ospedale di Lodi: ha un tumore e deve farsi curare

La donna è stata accolta dai parenti a Cornegliano: «Mi sento come a casa mia»

Dall’Ucraina all’ospedale di Lodi per curare il suo tumore. La storia è quella di Nina Bryzh Kryvets, 54 anni, preside di scuola, in pensione.

L’abbiamo incontrata, nel reparto di oncologia dell’ospedale di Lodi dov’è ricoverata. Oggi a trovarla sono arrivati da Cracovia la giovane figlia Maya con il fidanzato Angelo Serrano, originario del Milanese.

«Quando è scoppiata la guerra a Kiev -spiega l’uomo - Nina aveva appena scoperto il tumore e iniziato la radioterapia. Con l’esplosione della guerra sono iniziati i problemi. Per 15 giorni è rimasta nel suo villaggio. Ma poi la situazione bellica si è aggravata, Kiev è stata sempre più sotto pressione. A quel punto abbiamo deciso di farla emigrare in Polonia dove abitiamo io e Maya».

Anche a Cracovia però la situazione era pesante. «C’è una massa di profughi enorme - precisa Serrano -.I profughi sono circa 350mila, mentre la città ha circa 900mila abitanti. L’assistenza non poteva essere adeguata per tutti. Così abbiamo deciso di spostarci e di venire a Lodi per garantire cure adeguate alla mamma di Maya».

Ad accogliere e assistere Nina, infatti, si è resa disponibile la zia di Serrano, residente a Cornegliano Laudense. «In Polonia c’è troppa gente - continua l’uomo - la zia ha accettato di dare ospitalità a Nina, visto che noi dobbiamo rientrare per il lavoro. Qua all’ospedale di Lodi sono ripartiti da zero con le analisi e gli esami, per essere certi della diagnosi, l’assistenza è ottima».

A confermarlo la stessa paziente, mentre stringe a sè la sua Maya, sul divanetto della sala visite del reparto. «Mi trovo bene -racconta la donna che ha anche un secondo figlio rimasto in Ucraina -; mi sento un’ospite in questo reparto, l’assistenza è amichevole, sono tutti molto gentili e disponibili. Non ho affatto la sensazione della profuga, qua mi sento a casa mia».


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