I sindaci ricerchino l’unità per tutelare la nostra sanità
Sempre meno medici di famiglia nel Lodigiano

I sindaci ricerchino l’unità per tutelare la nostra sanità

L'editoriale del direttore del «Cittadino» Lorenzo Rinaldi

“L’inarrestabile diminuzione del numero di medici di base e pediatri di libera scelta ha ormai assunto nel Lodigiano dimensioni da autentica emergenza, che causa profondi disagi a una parte sempre più consistente della popolazione, con molte comunità locali che sono rimaste prive di questo fondamentale presidio di medicina territoriale. Nonostante l’evidenza del fenomeno e le ripetute sollecitazioni a intervenire per risolvere il problema, si ha purtroppo la sensazione che alle autorità competenti in materia sfugga la reale portata della questione”.

Inizia così la lettera firmata da venti sindaci e consegnata mercoledì al «Cittadino» (l’abbiamo pubblicata sul giornale di giovedì). A sottoscriverla venti primi cittadini su sessanta (tanti sono i Comuni della provincia di Lodi), i cosiddetti “sindaci civici”, non ricollegabili dunque a un partito. Si tratta di sindaci di piccoli comuni (non figurano Lodi, Codogno, Casale, Sant’Angelo e Lodi Vecchio), molti dei quali collocati nella Bassa, il territorio che più di altri sta pagando il disfacimento della rete di medicina territoriale a causa della mancata sostituzione dei medici che vanno in pensione o di quelli che durante la pandemia sono deceduti.

Nella lettera i sindaci si spingono a chiedere l’utilizzo dei medici dell’esercito per intervenire nelle situazioni più disastrate, come era avvenuto durante i primi mesi della pandemia. Se questa richiesta potrà suonare quasi una provocazione per alcuni lettori, rimane indubbio che la lettera pone in primo piano un tema di assoluta urgenza.

1) Mai era successo negli ultimi anni che un gruppo così nutrito di sindaci si scagliasse apertamente contro le istituzioni che gestiscono la sanità territoriale e che dipendono da Regione Lombardia (Ats e Asst). I primi cittadini denunciano che “si ha purtroppo la sensazione che alle autorità competenti in materia sfugga la reale portata della questione”: parole chiare, che non si prestano a fraintendimenti. Sintomo di un disagio reale, che i sindaci percepiscono dai cittadini, ogni giorno. È evidente che qualcosa nel rapporto tra gli enti di nomina regionale che gestiscono la sanità nel Lodigiano e il territorio non funziona. Questa lettera lo certifica.

2) Vien da chiedersi il motivo per cui questa lettera non è stata firmata dai principali sindaci del Lodigiano, che avrebbero certamente più forza per imporsi a Milano, a livello regionale. Non è stata condivisa con loro? Esiste forse una frattura tra i primi cittadini del Lodigiano su alcuni temi? Sulla sanità - cioè un bene comune - questo non dovrebbe accadere. Oppure nelle loro città - i centri più grandi della provincia - il problema è meno avvertito?

3) La nuova legge sulla sanità lombarda è stata approvata in commissione mercoledì e ora approderà nell’aula del consiglio regionale il 10 novembre. I nosocomi di Sant’Angelo e Casalpusterlengo diventeranno “ospedali di comunità”, quelli di Lodi e Codogno manterranno la vocazione per acuti. Saranno introdotte “case di comunità” a Lodi, Codogno, Casalpusterlengo, Sant’Angelo Lodigiano e Zelo Buon Persico. Un ruolo chiave sarà attribuito ai Distretti, con una copertura di 100mila abitanti ed è previsto un maggior coinvolgimento dei sindaci. Soluzioni che - alla luce della esperienza della pandemia - dovrebbero avvicinare la medicina ai cittadini, allentando la pressione sugli ospedali e sui Pronto soccorso. Belle intenzioni. Però, in attesa che la legge regionale venga approvata e poi realizzata in concreto, cosa diciamo agli anziani dei piccoli paesi della Bassa che hanno un problema serio, evidente ed urgente con il medico di famiglia?

4) La salute, ha ricordato il vescovo di Lodi lo scorso 19 febbraio incontrando in cattedrale le autorità del territorio, è un bene prezioso e una comunità coesa ha l’obbligo di garantire questo diritto a tutti, soprattutto ai più fragili, quelli che non possono far altro che affidarsi al pubblico perché non si possono permettere le cure private. E allora non possiamo che lanciare un appello all’unità dei sindaci del Lodigiano, affinché mettano questo tema al centro del loro operato e superino steccati e divisioni. Il territorio si valorizza e si difende tutti insieme. Altrimenti - con soli 230mila abitanti - abbiamo perso in partenza.


© RIPRODUZIONE RISERVATA