LODI I postini in “prima linea”: «Portiamo la normalità»

LODI I postini in “prima linea”: «Portiamo la normalità»

«Tante ricariche postepay, la gente compra online»

Tra chi non si è mai fermato in tempi come questi, di emergenza, ci sono anche loro. Postini, viaggiatori quasi solitari nella città, e addetti allo sportello di Poste Italiane. In modo nuovo certo, con più barriere, con nuovi metodi di organizzazione del lavoro e degli accessi, ma presenti. A raccontarcelo sono Mario Renato, sportellista in via Fascetti e direttore/sportellista a Mairago. I cambiamenti generati dalle norme di distanziamento sociale hanno stravolto le relazioni con i colleghi e con i clienti. «Dal punto vista fisico e sociale siamo più distanti, ma restiamo vicini dal punto di vista umano - racconta Renato -: per esempio il numero di sportellisti presenti in contemporanea è ridotto della metà e siamo posizionati a postazioni alterne, ma sono state installate anche barriere in plexigras per evitare il contatto con il pubblico e siamo tutti muniti di mascherine e guanti. Non cambia però il nostro impegno per capire le esigenze del cliente e supportarlo».

Gli utenti possono entrare scaglionati e anche le loro richieste si sono modificate. Tante ricariche Postepay ad esempio, segno che tanti, per gli acquisti in tempi di restrizioni e lockdown, optano per il commercio elettronico. «Non solo giovani però - spiega ancora Renato , anche tanti anziani sono ormai avvezzi a utilizzare sistemi di questo tipo, anche se c’è chi ancora utilizza il classico vaglia postale. È aumentato molto anche il ricorso ai pacchi postali, soprattutto a ridosso di Pasqua: in tanti hanno scelto di far recapitare qualcosa ad amici e parenti che non era possibile incontrare». Come il caso di una neo-nonna, che si è rivolta all’ufficio postale di Lodi per far arrivare il primo vestitino alla nipote appena nata che non poteva vedere. I numeri ci dicono che a marzo 2020, in provincia di Lodi, l’incremento nella consegna di pacchi è del 131 per cento.

«Noi siamo sempre rimasti in attività e questo credo sia importante perché dà alle persone una sensazione di normalità: Poste Italiane è radicata nel tessuto sociale italiano e le persone vedono gli uffici come punti di riferimento. Siamo orgogliosi di poter dare il nostro contributo».

Tra chi ha continuato a viaggiare per le strade, impegnato nelle consegne, c’è invece Cristopher Saccomanni, portalettere nella zona del centro storico di Lodi. «Nei primi giorni della chiusura totale, la città era silenziosa e deserta: le strade vuote, non incontravi nessuno. Oggi invece qualcuno si incontra: persone munite di guanti e mascherine in coda in farmacia o sul supermercato. I contatti sono ridotti il più possibile: la consegna dei pacchi, oggi, è senza contatto e per gli oggetti a firma, da decreto, possiamo apporla noi. In molti uffici prima si saliva e c’era comunque un contatto sociale e relazionale: oggi si lascia nelle cassette delle poste».

Qualche timore di continuare a muoversi ogni giorno, mentre l’indirizzo globale è stare a casa, Cristopher lo ha avuto. «Ci hanno dato le mascherine e siamo tutelati: i più anziani sono rimasti a casa, ma noi più giovani abbiamo meno timori». E continuano a garantire un servizio essenziale, oggi più che mai.


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