SANT’ANGELO «Loro rischiano la vita per curarci, noi li abbiamo soltanto sfamati»
I fratelli Salvatore e Alessandro Giuffré, titolari dello Speedy Pizza, con la collaboratrice Gabriella Cordoni

SANT’ANGELO «Loro rischiano la vita per curarci, noi li abbiamo soltanto sfamati»

La generosità di Salvatore e Alessandro Giuffré, titolari di Speedy Pizza

«Non abbiamo fatto niente di speciale: loro rischiano la vita per curarci, noi li abbiamo solo sfamati». Ha gli occhi lucidi Salvatore Giuffrè, da 22 anni dietro il bancone dello Speedy Pizza, con il fratello Alessandro, in via Garibaldi a Sant’Angelo Lodigiano. Con loro c’è la collaboratrice Gabriella Cordoni e tutti sono stupiti della visita de “Il Cittadino”. La “soffiata” sui pizzaioli dal cuore d’oro è arrivata direttamente da medici, infermieri, sanitari del 118, perché in questi mesi di emergenza, di turni massacranti, di fatiche e lotte per la vita, ogni volta che hanno prenotato una pizza il conto non è mai stato presentato dallo Speedy Pizza dei fratelli Giuffrè. «Era il minimo che potessimo fare dare un contributo di solidarietà a chi sta rischiando la vita - spiega Salvatore - e ci siamo sentiti di farlo per gli operatori dell’ospedale Delmati, il reparto di malattia infettive, i soccorritori del 118, la guardia medica, la Croce Bianca, ma abbiamo anche fatto sconti speciali ai vigili del fuoco e non abbiamo ancora smesso di farlo, perché ancora siamo in emergenza. Il virus non è morto e non siamo al sicuro. Noi abbiamo avuto la fortuna di tenere sempre aperto e abbiamo continuato a fare consegne a domicilio. Pur con molti disagi abbiamo cercato sempre di garantire un servizio e ai sanitari abbiamo cercato di restituire qualcosa: abbiamo tentato di andare in loro soccorso portandogli da mangiare, come loro vanno in soccorso ai malati».

Speedy Pizza sponsorizza anche una squadra di mountain bike - la Speedy Bike - , che ha deciso di dar vita ad un altro gesto solidale. «Sapevamo, tramite il presidente della Croce bianca di Sant’Angelo, che l’associazione era in difficoltà per l’emergenza coronavirus e per l’acquisto di tutti i presidi necessari a tutelare gli operatori e la squadra ha deciso di donare il fondo depositato e utilizzato per le necessità», continua Giuffrè. Il regalo più grande, per i due fratelli, è stato sentirsi dire «grazie di esserci, che è poi quello che io dicevo a loro». Non è la prima volta che Speedy Pizza si distingue con gesti solidali. Prima dell’emergenza sanitaria, ci sono altre crisi, soprattutto economiche. E ai clienti storici, che d’un tratto si trovati in difficoltà, magari per la perdita del lavoro, i titolari non hanno mai fatto mancare una pizza, «perché per noi significava ringraziarli per averci comunque scelto per tanto tempo». Nella città spettrale e deserta dell’emergenza Covid, i cittadini chiusi in casa chiamavano il locale di via Garibaldi per poter continuare a ordinare la pizza settimanale e per poter assaporare, tramite una pizza, un po’ di normalità. «È stato tutto surreale: conoscevamo la parola pandemia, ma nessuno aveva mai visto niente di simile. È come se le nuove generazioni subissero una guerra: le città deserte, la socializzazione azzerata, essere costretti a mantenere le distanze, non poterci abbracciare. Credo che sia un’esperienza che ci forma e ci fa crescere».


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