I consulenti crescono come funghi

Sul sito del ministero per la Pubblica Amministrazione, si possono leggere i dati sugli incarichi di consulenza e collaborazione esterna per l’anno 2011, trasmessi dalle amministrazioni pubbliche all’Anagrafe delle prestazioni e presenti nella banca dati informatica. Per quell’anno, le consulenze esterne sono state 277.085, per un valore di 1,3 miliardi di euro. Il dato numerico è stabile rispetto all’anno precedente (+ 0,26%), mentre i compensi liquidati sono aumentati del 3,92%. Una valanga di persone. Una spesa folle per lo Stato. “Le consulenze esterne nelle pubbliche amministrazioni sono decisamente troppe e ingiustificate”, ha dichiarato il ministro Gianpiero D’Alia, che ha aggiunto: “Siamo di fronte a una situazione non tollerabile, alla luce delle difficoltà che vive il Paese e se pensiamo alle tante grandi già presenti nelle strutture pubbliche in grado di svolgere perfettamente quegli incarichi”.Nella classifica delle Regioni, spiccano quelle meridionali. Clamoroso il caso della Sicilia - 13.348 gli incarichi conferiti nel 2011 - che supera di poco la Campania (13.178) e doppia Sardegna e Calabria. I casi limite - come quello del Comune di Mascalucia, della provincia ennese, dov’è stato firmato un contratto di consulenza al giorno, se si escludono le domeniche e le festività – sono lo specchio di un sistema endemico, che ha riguardato innanzitutto la Regione e poi, a cascata, ogni Provincia e ogni Comune. Una spartizione di potere che non ha conosciuto limiti, con erogazioni non rilevanti per entità, ma soprattutto per numero dei beneficiari. Il sistema scelto è stato opposto a quello della Campania - dove le consulenze, per numero sono diminuite dell’11,57%, aumentando invece per entità, con un incremento di denaro, rispetto al 2010, del 28,32% - seconda nella classifica delle Regioni, se si considera il dato della percentuale territoriale, dopo il caso incomprensibile del Molise, dove si è registrato un incremento del 30,1% rispetto all’anno precedente. Solo il Nord fa registrare una lieve flessione - dell’1,30% - dei compensi erogati nel 2011 rispetto all’anno precedente, mentre si registra un aumento in tutte le altre aree geografiche: nelle Isole del 14,59%, nel Centro del 12,14% - con il dato inquietante del Lazio del 24,11% - e nel Sud, dell’11,76%. Oltre alle consulenze erogate direttamente dalle pubbliche amministrazioni, il Mezzogiorno, più di altre aree del Paese, deve anche fare i conti con la situazione delle società partecipate o controllate dagli Enti territoriali. Due esempi, tra i tanti. Di recente, la Corte dei Conti ha esaminato il caso delle 35 società partecipate dalla Regione Sarda, che a fronte di 305 milioni di euro di trasferimenti, registrano una perdita di 19 milioni. Per l’organo di controllo contabile, la situazione per il biennio 2011-2012 è di “confusione e con controlli non sufficienti di gestione e spese”. Secondo caso: la Puglia ed in particolare l’Ente Fiera del Levante, partecipato dalla Regione e da altri Enti locali. In sede di Cda, è stato presentato un pre-consuntivo che evidenziava una perdita di 5 milioni di euro, frutto, per la maggior parte, di consulenze esterne, spese di rappresentanza e investimenti incompatibili con la grave situazione economica dell’Ente. Il ritiro delle deleghe è stato preceduto dalle dimissioni del Presidente. Anche questo caso, come tanti altri, evidenzia come in tempi di crisi economica, la spending review non sia un divertissement, ma una necessità inderogabile, sempre che si intenda risanare il Paese e renderlo più moderno.Roberto ReaPer un disguido a uno degli articoli di fondo pubblicato sulla prima pagina di ieri non corrispondeva un giusto rimando. Rimediamo oggi, scusandoci con i lettori. “Il Cittadino”


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