I capannoni della Marmi Lodi in vendita: «Ci basta una sede più piccola»

I capannoni della Marmi Lodi in vendita: «Ci basta una sede più piccola»

Oltre 4mila metri di edifici e 13mila di terreni vanno all’asta in aprile

Da una parte la necessità di tante banche di fare “pulizia” nei conti, dall’altra un settore, quello dei marmi e delle pietre, che nei decenni si è trasformato da un prodotto “di massa” a un mercato di nicchia, e nel quale è entrata anche la concorrenza asiatica: così la Marmi Lodi di Cà De Bolli, la frazione di San Martino in Strada affacciata sulla provinciale Cremonese, si è dovuta ridimensionare negli anni da oltre 20 agli attuali 7 dipendenti, e un mutuo che era stato attivato diverso tempo fa per rinnovare i macchinari ha comportato ora che tutti gli immobili finiscano all’asta. Si tratta di poco più di 4mila metri quadri di superfici coperte più 13.400 metri di area scoperta. Valore di stima, 1,75 milioni di euro, offerta minima: 1,312. L’asta sarà battuta per la prima volta il 10 aprile.

L’azienda, che era nata all’inizio degli anni Settanta e ha mutato la propria ragione sociale in La Marmi Lodi Srls, continua a operare nei capannoni con un regolare contratto di affitto.

«Con i volumi attuali ci basterebbe un terzo, un quarto di tutta questa superficie - spiegano dalla proprietà -, chi decidesse di investire nei capannoni potrebbe frazionare e avere già noi come primo inquilino. Altrimenti, cercheremo un’altra sede».

In azienda assicurano di essere rimasti leader del mercato lodigiano: «Abbiamo lavorato ad esempio molto in “Spina verde”, a oggi il mercato della pietra è cambiato: rimangono scale, davanzali, ma le grandi pavimentazioni sono una rarità. Lavoriamo sempre di più con architetti, nel design, nell’arredo di interni. Alle spalle abbiamo l’esperienza di lavori fino a New York, in negozi di Valentino, recentemente ci siamo occupati di un albergo a Parigi. Perché la lavorazione delle pietre comunque non si improvvisa. Il lavoro c’è. Sono i numeri che sono cambiati». Con il senno di poi, in azienda pensano che alla vendita del capannone si sia arrivati perché gli investimenti erano stati fatti in proiezione di una crescita dei volumi, mentre nel 2008 la bolla immobiliare era esplosa. Altri marmisti lodigiani hanno chiuso, c’è persino chi da Lodi ha spostato la ditta in Svizzera. «Sicuramente quell’imprenditore si è liberato di tanta burocrazia».


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