Hanno lo smartphone già a 6 anni, aumenta il pericolo cyberbullismo

Hanno lo smartphone già a 6 anni, aumenta il pericolo cyberbullismo

A Zelo allarme lanciato dall’ex comandante del Ris di Parma Garofano e dal criminologo Bonatti

Si abbassa sempre più l’età di chi utilizza e possiede uno smartphone. La percentuale di bambini e bambine italiani di 6-10 anni che usano abitualmente la “rete” tramite cellulare è in continua ascesa (dal 2014 al 2018 è salita dal 12, 9 al 18, 7 per cento) e allo stesso tempo aumentano i pericoli di un ambiente che i piccoli «non hanno le capacità di gestire» venendo spesso «ingoiati da quella che diventa progressivamente una dipendenza». A lanciare l’allarme è stato Luciano Garofano, generale del Ris di Parma in congedo, relatore insieme al criminologo Cristian Bonatti, all’incontro che sabato si è tenuto al centro Filo d’Argento a Zelo in occasione della giornata contro il bullismo e cyberbullismo.

Un evento che è stato organizzato dal Comune con la collaborazione dell’istituto comprensivo di Zelo. Erano presenti il sindaco di Zelo Angelo Madonini con la vice Daniela Brocchieri e alcuni rappresentanti della giunta, il sindaco di Merlino Giancarlo Premoli, il dirigente scolastico Paolo Antonucci con il corpo docente, il comandante della compagnia dei carabinieri di Lodi maggiore Domenico Sacchetti, il comandante della stazione dei carabinieri di Zelo luogotenente Marco Durante, il presidente provinciale dell’Unicef Gianpaolo Pedrazzini e i volontari della protezione civile.

Il sindaco Madonini ha introdotto l’appuntamento snocciolando i numeri del bullismo (secondo Eures) definiti “preoccupanti”: il 66, 9 per cento degli adolescenti è stato vittima di bullismo, l’81, 3 per cento ha assistito ad atti di questo tipo, nel 57 per cento dei casi proprio a scuola. Oggi la dimensione del bullismo è cambiata a causa della prepotente invasione dei “telefonini”. «Non bisogna demonizzare la tecnologia, ma rendersi conto delle controindicazioni», avverte Bonatti, e in particolare che tutto quello che viene “postato” resta per sempre: foto e video che si pubblicano per gioco o pensando che rimangano “privati”, una volta condivisi non possono essere cancellati permanentemente (basta che rimanga nella memoria di un computer perché ricompaia in “rete”) nonostante sentenze e provvedimenti del garante della privacy.

«Abbiamo lasciato nelle mani dei nostri figli uno strumento senza spiegargli come utilizzarlo – commenta il generale Garofano -. Non si capisce che senso abbia, a 8 anni (l’età media di primo utilizzo, ndr), regalare un cellulare ai figli. I nostri ragazzi non stanno bene, lo testimoniano le statistiche, e uno smartphone non può sostituirsi all’azione educativa rispetto alla quale siamo follemente in ritardo». Che sia lo smartphone o un altro device, prosegue Garofano, si registra «una progressione nell’uso, con conseguenze negative sul profitto scolastico, sull’insonnia, generando reazioni violente». Purtroppo anche moltiplicando gli episodi di bullismo.


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