«Guerra, non solo in Ucraina»
Daniele Bellocchio in Nagorno Karabakh

«Guerra, non solo in Ucraina»

Questa sera, a Lodi, il giornalista Bellocchio parlerà degli orrori di tutti gli eventi bellici

“Vecchi errori, nuovi errori. Lo sguardo di un testimone”. Questa sera, giovedì 7 aprile, alle 21, presso l’aula magna delle scuole diocesane, in via Legnano, a Lodi, conversazione e dibattito con il reporter di guerra Daniele Bellocchio.

L’incontro, promosso dal Meic, in collaborazione con Azione cattolica e Fuci, sarà in presenza (con green pass e mascherina), ma si potrà seguire anche online all’indirizzo www.youtube.com/c/AzioneCattolicaDiocesidiLodi.

«Questa sera - spiega il giornalista - si parlerà dei conflitti dimenticati, si farà un’analisi a 360 gradi: si partirà dalla questione attuale in Ucraina, ma non si parlerà solo di Ucraina, Sicuramente sarà affrontata la situazione del Nagorno Karabakh che è riaffiorata, si parlerà delle questioni migratorie e si toccherà il tema dei conflitti in Africa. L’attenzione sul continente africano, in questo momento, è assente, ma non significa per questo che sia meno importante e meno di interesse diretto per noi. Ci sarà un focus su quelli che sono considerati i conflitti dimenticati, con contributi video. Vogliamo portare all’attenzione pubblica quelle guerre, quelle crisi che, adesso sembrano sparite, ma invece continuano a imperversare, anche se sono state adombrate dalla questione ucraina».

La questione della guerra in Ucraina è predominante, per una questione di vicinanza geografica, ma non solo, annota il reporter. «Sullo sfondo c’è la logica dei blocchi - dice Bellocchio -. Questo conflitto vede contrapposti due blocchi che sono stati egemoni con le loro politiche dal dopoguerra ad oggi; questa guerra ci tocca a distanza ravvicinata anche per delle forme mentali,è un fatto culturale. Ci interessa perché siamo vicini, ci interessa perché c’è il rischio di una escalation, ci interessa perché abbiamo timore di quello che può succedere. Il fatto è che però questo ci sta portando a non prendere in considerazione altre guerre che sono comunque vicine dal momento che in un mondo interconnesso più nulla può essere considerato lontano e non interessarci in prima persona. Basti pensare a tutti i conflitti per i minerali: noi, in qualche modo, ne beneficiamo, a discapito di persone che, nel silenzio più assoluto, vengono massacrate e sono testimoni ogni giorno di orrori e tragedie».

Durante la serata si racconteranno solo i fatti, «di opinioni siamo già pieni - dice il giornalista -; già solo mettere una cornice ai fatti è una cosa molto difficile e importante, poi ognuno è libero di avere le opinioni che vuole».

Nato a Lodi nel 1989 e laureato in storia all’Università degli Studi di Milano, Bellocchio collabora con «il Cittadino» e con diversi media e quotidiani nazionali. Dal 2012 si occupa in maniera costante di Africa e ha realizzato reportage anche in Centro-America, Balcani, Caucaso ed Oriente. Tra i suoi ultimi e importanti lavori figurano approfondimenti sull’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e sulla guerra in Nagorno Karabakh. Bellocchio, proprio per il lavoro svolto durante la guerra dei 44 giorni in Nagorno Karabakh ha ottenuto anche il prestigioso premio “Ivan Bonfanti 2021”.

«A spingermi a fare questo lavoro - dice Bellocchio - è che non si può fare a meno di chiudere gli occhi verso certe realtà. Bisogna puntare i riflettori su luoghi che noi consideriamo secondari o comunque marginali rispetto a quello che è il disegno globalistico: pensiamo sempre che l’Europa, o l’Occidente o comunque il continente europeo, a livello geografico, siano il cuore del mondo, in realtà non è così; raccontare il mondo in tutte le sue forme e anche brutture credo sia doveroso. C’è un po’ di credo in quello che si fa. C’è il pensiero che il giornalismo possa, in qualche modo, senza eccessi di protagonismo o di supponenza del proprio mestiere, essere utile; credo che denunciare, raccontare quello che avviene possa in qualche modo servire, magari non a migliorare le cose, ma aiutare a prenderne atto è già un primo passo perché queste situazioni possano cessare».


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