Green pass, nel Lodigiano obbligo per 65mila lavoratori

Green pass, nel Lodigiano obbligo per 65mila lavoratori

Dal 15 ottobre certificato verde indispensabile per 58mila dipendenti nel settore privato e 7.500 nel pubblico

Scatta il 15 ottobre l’obbligo del green pass per gli oltre 65mila lavoratori occupati nel Lodigiano, più di 58mila nel settore privato, circa 7mila 500 nel comparto pubblico, tra enti locali, sanità, scuola e altri enti pubblici. Per il momento non sono emerse condizioni critiche o situazioni di particolare disagio, anche se tra i lavoratori emergono i primi mugugni e di conseguenza ai sindacati arrivano i primi casi puntuali e qualche dubbio da sciogliere.

L’obbligo

Sono tenuti a essere in possesso di certificato verde anti-Covid tutti i lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche, e anche i titolari di cariche elettive e di cariche istituzionali di vertice, e tutti i lavoratori dipendenti o autonomi del settore privato. Sia nel lavoro pubblico sia in quello privato dipendente i datori di lavoro devono assicurare il rispetto delle prescrizioni, ed entro il 15 ottobre devono definire le modalità per l’organizzazione dei controlli. I controlli saranno effettuati «preferibilmente» all’accesso ai luoghi di lavoro, e nel caso anche a campione. Il datore di lavoro può individuare e delegare i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle eventuali violazioni, anche se su questo punto resta da capire la possibilità o meno di rifiutare la delega da parte dei dipendenti. L’obbligo è valido anche per i liberi professionisti e gli autonomi. In attesa delle linee guida, gli esperti ritengono che i privati cittadini, come committenti del lavoro, possano chiederne l’esibizione agli artigiani e in generale ai lavoratori che entrano in casa, come elettricisti, idraulici, colf o badanti. Non ha obbligo di green pass chi lavora in smart working, anche se è necessario per tornare ad accedere al luogo di lavoro anche solo per un giorno.

Le sanzioni

Il personale del settore privato senza green pass è sospeso dal lavoro senza stipendio, ma conserva il posto di lavoro e non ci sono conseguenze disciplinari. Nel settore pubblico è considerato assente ingiustificato, con la sospensione che scatta a partire dal quinto giorno. Per i lavoratori che sono rintracciati sul posto di lavoro in violazione dell’obbligo di green pass scatta la sanzione da 600 a 1500 euro, mentre per i datori di lavoro che non abbiano predisposto le modalità di controllo la sanzione varia da 400 a 1.000 euro, raddoppiata in caso di reiterazione. Le sanzioni sono comminate dalla Prefettura, che si avvale delle forze dell’ordine per le verifiche.

I tamponi

Il green pass è associato sempre ai vaccini, ma la certificazione verde si può ottenere anche con esito negativo di tampone antigenico rapido o molecolare, che ha validità 48 ore (è allo studio la possibilità di estenderlo a 72 ore). Nello stesso decreto si impone alle farmacie di calmierare i prezzi del tampone a 8 euro, e diverse farmacie del Lodigiano hanno già abbassato il prezzo. NaturaSì, azienda veneta di prodotti bio con 300 negozi in tutta Italia, presente con un punto vendita a Lodi in via Milano, ha annunciato che si farà carico del costo dei tamponi per i dipendenti non vaccinati. Per altre aziende si potrebbe porre la questione, soprattutto se a non avere il green pass saranno lavoratori in posizioni difficilmente sostituibili, soprattutto alcuni tecnici specializzati. Sarà invece gratuito il tampone per chi è esonerato per motivi medici dal vaccino.


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