Giacomo e Martina, una vita plastic free

Giacomo e Martina, una vita plastic free

Abitano in centro a Lodi e hanno un laboratorio artigianale: «Basta solo un po’ di organizzazione»

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rima di tutto è necessario sgombrare il campo da ogni equivoco: Giacomo Losio e Martina Geroni non sono due vecchi hippy e non vivono in una capanna nella foresta. Hanno un laboratorio artigianale, hanno trent’anni e indossano vestiti normali. Vorrebbero un cane, ma si chiedono se potrebbero farlo vivere nel loro appartamento, che non è certo un attico.

Li distingue un sorriso smagliante, che sfoderano quando qualcuno chiede loro dell’impegno che stanno vivendo da tre anni per ridurre il proprio impatto sull’ambiente, a partire dal rifiuto categorico di utilizzare plastica usa e getta.

Chi li conosce bene sa che ci credono davvero, e come tutti quelli che credono in quello che fanno, non cercano di obbligare nessuno, ma sono contenti quando qualcuno si incuriosisce e, magari, decide di provare a seguirli in uno stile di vita più sostenibile per l’ambiente. «Abbiamo tenuto anche dei corsi gratuiti, lo scorso anno, perché effettivamente nella società in cui viviamo può essere difficile fare una certa scelta. Bisogna usare alcuni accorgimenti» racconta Giacomo Losio, portando una cassetta di legno in cui ha inserito alcuni prodotti per spiegare come si può vivere “plastic free”.

«La plastica non è riciclabile all’infinito, ed è tossica. Alcuni studi hanno certificato che in media mangiamo tra i cinque e gli otto grammi di microplastiche alla settimana: noi abbiamo pensato di fare qualcosa in prima persona, e abbiamo iniziato a studiare il modo di eliminarne l’uso domestico». «Abbiamo iniziato a leggere e studiare, quello è il segreto» aggiunge Giacomo, chiedendo di essere fotografato insieme ad alcuni dei libri che l’hanno convinto a prendere questa strada, e l’hanno aiutato a seguirla. Ci sono, ad esempio, “Come è profondo il mare” di Nicolò Carmineo, oppure “Zero rifiuti in casa” di Bea Johnson, in cui «l’autrice sottolinea che il primo passo per la sostenibilità, prima ancora del riciclaggio, è quello di ridurre i rifiuti».

«La plastica non è riciclabile all’infinito, ed è tossica. Alcuni studi hanno certificato che in media mangiamo tra i cinque e gli otto grammi di microplastiche alla settimana: noi abbiamo pensato di fare qualcosa in prima persona, e abbiamo iniziato a studiare il modo di eliminarne l’uso domestico». «Abbiamo iniziato a leggere e studiare, quello è il segreto» aggiunge Giacomo, chiedendo di essere fotografato insieme ad alcuni dei libri che l’hanno convinto a prendere questa strada, e l’hanno aiutato a seguirla. Ci sono, ad esempio, “Come è profondo il mare” di Nicolò Carmineo, oppure “Zero rifiuti in casa” di Bea Johnson, in cui «l’autrice sottolinea che il primo passo per la sostenibilità, prima ancora del riciclaggio, è quello di ridurre i rifiuti».

Con un sorriso Martina racconta di quando una giornalista Rai li ha intervistati: «Apriva gli armadietti per cercare i rifiuti, ma noi ne facciamo così pochi che non ha trovato nulla».

«Può sembrare che eliminare il consumo domestico di plastica possa far perdere tempo, ma si tratta semplicemente di organizzarsi per rivoluzionare i consumi - afferma Losio -: una volta presa l’abitudine, non è così complesso e, anzi, ti accorgi anche di risparmiare. Il detersivo, ad esempio, lo produciamo noi, e ci dura sei mesi. Poi c’è la lufa per lavare i piatti, lo spazzolino di legno, il dentifricio fatto in casa. Un grave problema è quello degli imballaggi alimentari: per certi prodotti facciamo riferimento a negozi che li vendono sfusi, per altri abbiamo accordi locali con i commercianti. Devo riconoscere che abbiamo trovato molta disponibilità: c’è una conoscenza diffusa enorme, che stiamo cercando di convogliare in un progetto che abbiamo chiamato “Lodi Plastic Free”. Abbiamo dato vita ai corsi gratuiti, appunto, a un portale e vogliamo trovare accordi con le aziende».

«In tanti ci criticano dicendo che al mondo non servono due persone che non consumano plastica - commenta Martina -. Ma innanzitutto uno deve fare quello che sente nella propria coscienza, e poi qualcuno deve pur cominciare a cambiare le cose. L’attenzione su questi temi è crescente, e anche il mercato presto o tardi si adeguerà. Non è questione di azzerare l’uso di plastica, magari, ma quantomeno di avere un consumo responsabile. Siamo convinti che tutti possano riuscirci tranquillamente: questo non vuol dire senza fatica, ma se c’è la volontà è un obiettivo alla portata di tutti».


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