Galli: «Prima di fare la terza dose pensiamo ai paesi poveri»

Galli: «Prima di fare la terza dose pensiamo ai paesi poveri»

Il primario del Sacco intervistato dal «Cittadino»: «La protezione del vaccino dura più di un anno»

Il vaccino non ha ancora esaurito la sua efficacia. Prima di pensare alla terza dose bisognerebbe pensare a vaccinare i paesi più poveri.

A dirlo, in sintesi, il professor Massimo Galli, primario di malattie infettive al Sacco di Milano e autore, tra l’altro, di alcuni studi epidemiologici attraverso i test sierologici, nei Comuni del Lodigiano, prima provincia del mondo Occidentale ad essere colpita dalla pandemia mondiale da Covid 19.

Professore, come mai assistiamo a un incremento dei decessi?

«L’aumento dei decessi significa che questa variante, la Delta, non è così meno cattiva delle precedenti come si pensava. Invece, oltre ad essere più diffusiva ha anche una patogenicità maggiore rispetto alla variante inglese. Essendo però le persone a larga maggioranza vaccinate, ormai, la mortalità per loro non è un problema».

I virologi dicono che la pandemia arriverà fino al 2022/2023, come mai?

«A dirlo è stato Anthony Fauci. Il discorso è che nei paesi industriali che hanno la possibilità di avere i vaccini aggiornati e la possibilità di intervenire con le misure sanitarie di contenimento più efficaci, la malattia può perdere peso. Ma il virus è globale, se nei paesi poveri non si vaccina, la battaglia nel lungo periodo non si potrà vincere».

Cosa pensa dell’introduzione della terza dose?

«Non sono nell’immediato d’accordo sulla terza dose. Intanto bisogna vedere prima a quali categorie rivolgerla e poi bisogna aspettare i dati degli studi in corso. Dipende anche dall’efficacia della terza dose e dalle condizioni del sistema immunitario delle persone».

Neanche ai più fragili?

«Per alcuni soggetti è più efficace la cura con gli anticorpi monoclonali a funzione protettiva. Un po’ come si fa con gli anticorpi per l’epatite B. La storia è piena di trattamenti con gli anticorpi preformati. All’inizio si usava il siero di cavallo per certe malattie, poi si è smesso. È verosimile che per chi non si possa vaccinare e i vaccini non siano efficaci, siano più utili gli anticorpi monoclonali. La terza dose è un provvedimento più burocratico che efficace».

La protezione quanto dura?

«Dura molto. Così come nei guariti, che tra l’altro si insiste nel vaccinare. Secondo me è sbagliato da tanti punti di vista. La mia è una posizione non condivisa, lo so, ma io continuo a sostenerla sulla base dei dati che ho».

Gli operatori sanitari, che si sono vaccinati a dicembre, cominciano a contagiarsi. È vero? È perché sta finendo la capacità protettiva del vaccino?

«No, è solo che in alcuni casi la copertura del vaccino è parziale. I soggetti, anche se comunque contribuiscono a diffondere il virus, sono però, per lo più, paucisintomatici o asintomatici».

Quindi la copertura quanto dura?

«Più di un anno sicuramente».

Gli under 12 si devono vaccinare? Perché fino ad ora non l’abbiamo fatto?

«Appena si potrà dobbiamo vaccinarli. È sempre meglio non prendersi questa infezione. E poi, se 42 milioni di italiani sono stati vaccinati e i decessi per i vaccini, sempre ammesso che i casi siano accertati, sono 7 e probabilmente meno di 7, vuol dire che la possibilità di morire infettati è 20mila volte maggiore che morire con il vaccino. Per non parlare degli effetti che lascia il contagio anche nei soggetti che hanno contratto il virus in modo paucisintomatico».

Tenere la mascherina in classe ha senso?

«Se gli alunni sono vaccinati ha senso toglierla. Farla tenere ai ragazzi, in classe, non è simpatico».

Adesso si stanno contagiando i ragazzi, la preoccupa il ritorno a scuola?

«Il ritorno a scuola sarà un elemento estremamente critico, non possiamo non pensare che tutto sia tranquillo».

I test salivari fatti nelle scuole a campione sono utili?

«La valutazione a campione non serve».

Il plasma iperimmune che si era raccolto dai guariti non viene più utilizzato?

«Il plasma iperimmune ha un’utilità definita per la prevenzione dell’evoluzione della malattia nei soggetti che, nei primi giorni di malattia, rischiano di aggravarsi. Può essere usato come profilassi dell’infezione. A differenza che gli anticorpi monoclonali che durano di più, il plasma è meno efficace».

Green pass e vaccini obbligatori: cosa ne pensa?

«Non ho difeso fino ad ora la strada dell’obbligatorietà del vaccino perché è lunga e accidentata, ma ho apprezzato, per quanto conti il mio parere, la risposta chiara di Mario Draghi. La strada è lunga, parte dall’Ema, per il passaggio della definizione del vaccino, da uso emergenziale a corrente, per arrivare poi all’iter parlamentare, comunque è un segnale forte e chiaro che dovrebbe accelerare le procedure per quanto riguarda l’utilizzo del Green pass e sollecitare la gente a vaccinarsi. Le posizioni contro, alla fine, hanno ottenuto una batosta anche politica di chi pensava che i no vax e i no Green pass avrebbero mobilitato le masse, invece sono rimasti solo i leoni da tastiera».


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