«C’è tanta voglia di bici, sfruttiamola per andare al lavoro»
Pierangelo Ferrari

«C’è tanta voglia di bici, sfruttiamola per andare al lavoro»

Voltiamo pagina, parla Pierangelo Ferrari referente della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (Fiab) di Casalpusterlengo

Sara Gambarini

Pierangelo Ferrari è referente della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (Fiab) di Casale e con lui proviamo a “voltare pagina”.

Ferrari, il Covid 19 ha risvegliato la “voglia di bicicletta”, vero? «In effetti sembra che sia esplosa una grande voglia di bicicletta. I nostri negozi si sono accorti fin dal 4 maggio che qualcosa era cambiato: dopo pochi giorni dalla riapertura delle vendite c’era scarsità di bici sul mercato all’ingrosso».Cosa manca a livello di rete ciclabile?«Se c’è un tratto dove penso ci sia bisogno di un percorso protetto questo è lungo la SP591 che collega Codogno a Castiglione. Ovviamente di percorsi ne mancano ancora tanti se pensiamo che in Germania quasi ogni strada ha di fianco la pista ciclabile, ma quello che più manca è un migliore modo di progettare le ciclabili e un migliore mantenimento. Se dopo neanche un anno dalla sua realizzazione cresce l’erba in mezzo all’asfalto (vedi la Casale-Maiocca) vuol dire che il lavoro fatto non è adeguato. Serve una macchina per la pulizia e manutenzione delle ciclabili. Non è fantascienza, abbiamo già fatto qualche verifica e le macchine potrebbero già esserci. Potrebbe essere una macchina per tutta la Provincia, in carico alla Provincia o ad una municipalizzata. Penso sia un progetto di territorio da affrontare. È impensabile affrontare tutti qui km con scopa, badile e decespugliatore. E infatti non si fa. E poi i soliti problemi irrisolti come gli archetti».Mobilità e lavoro: è possibile? Se sì, come? «Chi va al lavoro ha bisogno di strade con fondo non sterrato, che colleghino i punti da raggiungere in maniera diretta. Prendiamo per esempio il collegamento Casale-Codogno. Possiamo passare dalla Maiocca, ma dobbiamo avere del tempo da perdere per fare un percorso che si allunga così. Possibile che due città così siano collegate da un percorso simile? Siamo abbastanza ottimisti invece sulla creazione di un percorso protetto che da Casale colleghi tutte le logistiche e arrivi intanto fino alla Montana e poi magari ad Ospedaletto e Livraga. Il bike to work, la possibilità di andare al lavoro in bicicletta, è un punto che ci sta molto a cuore: abbiamo già redatto una sorta di decalogo. Le cose però sono in parte già cambiate, lo dimostrano i treni pieni di biciclette di chi fa intermodalità, arriva in stazione in bici, prende il treno, e poi in bici arriva sul posto di lavoro. Chiaro che tante biciclette su treni non predisposti creano problemi. Ma Trenord non può risolvere il problema vietando i treni alle biciclette. Da anni e anni portiamo avanti richieste di treni adeguati che sono sempre state ricevute con sufficienza o affrontate da progettisti che non erano mai saliti su un treno in bici». Cosa spetta al privato e cosa al pubblico?«Contiamo su aziende e imprenditori illuminati che abbiano una visione integrata e prendano decisioni anche piccole che possano rendere la vita più facile ai propri dipendenti ciclisti urbani. Si va da un posto più sicuro dove lasciare parcheggiata la bici o un armadietto dove mettere qualcosa da usare in caso di pioggia, un riconoscimento anche simbolico che faccia capire che il gesto del collaboratore che arriva in bici è apprezzato. Ci piacerebbe collaborare con qualche azienda per illustrare senza impegno cosa si potrebbe fare. Dal “basso” comunque si potrebbero mettere assieme alcuni dipendenti per portare queste richieste ai datori di lavoro. Quanto al pubblico, stiamo lavorando ad una breve lista di richieste da presentare alle amministrazioni per incentivare l’uso della bicicletta in città e tra le città».

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