Fatture false per 500 milioni, tra gli indagati un 40enne di Villanova

Fatture false per 500 milioni, tra gli indagati un 40enne di Villanova

La Finanza di Brescia scopre un’evasione gigantesca, coinvolte cento persone

Carlo Catena

C’è anche un imprenditore di 40 anni di Villanova Sillaro tra i cento indagati dell’operazione “Evasione continua” del comando provinciale della guardia di finanza di Brescia, in collaborazione con il Servizio centrale investigativo criminalità organizzata. I militari bresciani al comando del colonnello Salvatore Russo hanno sequestrato nel corso delle attività 2,1 milioni di euro in contanti, in parte in una cassetta di sicurezza all’estero e in parte addosso a “spalloni” che nel fine settimana rientravano in Italia, prevalentemente dalla Croazia e dall’Ungheria, mescolandosi ai flussi turistici. Solamente martedì mattina, nel corso delle perquisizioni legate ai 22 arresti (di cui 17 in carcere e 5 ai domiciliari) i cani “cash dog” fiutando i sottofondi di alcuni armadi hanno trovato mazzette per 30mila euro.

Si ipotizza che a partire dal 2017 sia stata creata una vera e propria associazione per delinquere che creava crediti d’imposta attraverso un giro “intragruppo” di fatture false, per un controvalore di mezzo miliardo di euro, creando anche false esportazioni che determinavano crediti Iva. I quali venivano poi ceduti, per il tramite di uno o più commercialisti, a imprese che avevano bisogno di scontare le imposte.

Ad esempio chi si ritrovava con 50mila euro da versare allo Stato, secondo la Finanza acquistava rigorosamente in contanti e a prezzi molto convenienti i crediti d’imposta, che potevano venire effettuati per compensazioni orizzontali per Irpef piuttosto che Ires, tributi comunali e contributi Inps. Una normativa che alla luce di frodi come questa è stata poi rimodulata e che ora consente solo compensazioni verticali, ad esempio Iva con Iva. L’imprenditore di Villanova secondo l’accusa avrebbe beneficiato consapevolmente di questo sistema per risparmiare sulle tasse.

Indagato anche un sacerdote, non lodigiano, che avrebbe messo a disposizione conti allo Ior (la banca del Vaticano che da tempo non apre più posizioni a laici o persone che non lavorino in quello Stato) per versare i proventi della frode. Si stimano in 80 milioni le imposte evase e sono emerse anche intimidazioni nei confronti di chi era entrato in contatto con gli investigatori.


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