Ex direttore di banca a Casale e promotore finanziario condannato a quattro anni
Contanti a uno sportello, l’imputato in passato era direttore di banca

Ex direttore di banca a Casale e promotore finanziario condannato a quattro anni

L’uomo, un 62enne di Senna, avrebbe fatto sparire 270mila euro a due risparmiatori e non è l’unica accusa

Un ex direttore di banca a Casalpusterlengo ed ex promotore finanziario è stato condannato dal tribunale di Lodi a 4 anni e 4 mesi di carcere a seguito di due contestazioni di appropriazione indebita aggravata, per un totale di 270mila euro, ai danni di due risparmiatori del Basso Lodigiano. E nelle prossime settimane potrebbe arrivare anche il verdetto per un secondo processo che lo vede imputato di altri otto episodi analoghi, per un ulteriore importo superiore ai 570mila euro. Il primo processo, che si è concluso nelle scorse ore ma rischia di prescriversi in appello, è relativo a fatti avvenuti tra il 2013 e il 2017.

Secondo l’accusa l’uomo, R.P., 62 anni, nativo di Senna Lodigiana e attualmente residente nel Piacentino, avrebbe approfittato della notevole fiducia di cui godeva presso conoscenti e clienti della banca per cui aveva lavorato, per presentarsi a casa loro con modulistica uguale in tutto e per tutto a quella di due note società di intermediazione finanziaria. Società che poi, interpellate dai clienti, hanno disconosciuto l’esistenza di quei contratti presso di loro e l’assenza di qualsiasi vincolo di mandato, per cui non sono state chiamate a rispondere in solido. Il promotore, che nel 2014 era stato anche radiato dalla Consob, secondo l’accusa si sarebbe fatto consegnare le somme attraverso assegni, con la promessa che non avrebbero corso grossi rischi sul capitale e avrebbero avuto interessi allettanti, e avrebbe aggiornato periodicamente i suoi clienti con report assolutamente di fantasia. I problemi erano cominciati quando qualcuno degli investitori aveva avuto bisogno di recuperare il denaro e aveva scoperto di non avere a che fare con una grossa società, ma con un uomo solo, che peraltro a oggi non risulta aver restituito nulla.

Le vittime del processo che è arrivato alla sentenza di primo grado sono una donna che aveva investito il risarcimento avuto per la morte del figlio in un grave incidente e un agricoltore del Basso Lodigiano, e anche nel secondo filone, che è arrivato alla conclusione della fase istruttoria, le persone che avevano affidato i loro risparmi al “promotore” risultano essere semplici risparmiatori, e non investitori solidi e strutturati che volevano differenziare i rischi. «Il tribunale di Lodi ha dato una prima conferma alle accuse, dando soddisfazione alle vittime », osserva uno degli avvocati di parte civile, Leonardo Minoia. Riconosciuto anche il diritto al risarcimento, ma non è chiaro se l’uomo abbia disponibilità intestate o a lui chiaramente riconducibili.


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