Energie nuove? Bugie vecchie

di Giuseppe Losi

L’annata agraria si caratterizza da una diffusione importante degli impianti per la produzione di energia rinnovabile.

Pensare che la costruzione dei digestori anaerobici o dei fotovoltaici sia una novità non è proprio corretto anzi, da molti decenni l’agricoltura cerca nuove frontiere ed in particolare è a partire dagli anni 70 che ad ogni crisi energetica spuntano soluzioni, più o meno fantasiose, che coinvolgono gli imprenditori agricoli con l’obiettivo allettante di trasformare gli scarti zootecnici in oro! Chi non ricorda l’entusiasmo mediatico che ebbero i lombrichi, come dimenticare il genio di Dresano che trasformava i rifiuti in petrolio ed ancora, quale e quanti profitti sarebbero derivati dalla combustione, nelle apposite caldaie, degli stocchi di mais o della paglia di riso, ed ancora quale e quanto reddito si sarebbe ricavato dalla cippatura delle biomasse da coltivare in pieno campo o come fasce tampone lungo tutti i canali? Purtroppo queste speranze di un facile profitto si sono sempre infrante contro la realtà del mercato ed il Lodigiano ha potuto continuare ad essere leader nell’agricoltura grazie a quegli imprenditori che hanno mostrato nervi saldi e piedi a terra proseguendo per la via maestra della cerealicoltura e, soprattutto, della zootecnia da latte e carne suina.

Oggi, la riproposizione di attività agricole connesse a quella principale è in forte spolvero e rispetto al passato è più la crisi agricola che non quella energetica a spingere i nostri imprenditori verso le innovazioni e così, mentre il rosso dei coppi viene sostituito dall’azzurro dei pannelli solari, il prato trasformato in parco fotovoltaico e le campagne inframmezzate dai cupoloni di biogas, tutto sembra perfetto.

La notizia secondo la quale accanto al distretto lattiero-caseario lombardo, guidato dalla Cooperativa Santangiolina, sarà proprio una realtà lodigiana a guidare il distretto delle agroenergie, è stata accolta come un trionfo, mentre quella riportante un ritrovato interesse della Polenghi Lombardo per il latte lodigiano non ha suscitato alcun commento così come nessuno parla della crisi suinicola che ormai ha contorni drammatici con chiusura o ridimensionamento di tanti allevamenti.

Eppure, come recita un proverbio tanto caro alla nostra saggezza rurale: “Non è tutto oro ciò che luccica!”, l’entusiasmo di queste innovazioni non è poi così condiviso come sembra e soprattutto non possono definirsi veri imprenditori molti fra coloro che si dedicano alle agroenergie.

L’imprenditore agricolo è infatti colui che si dedica prevalentemente alla coltivazione della terra, all’allevamento del bestiame ed alla trasformazione dei prodotti agricoli anche se può, in qualche modo, integrare il proprio reddito con altre attività connesse.

In questo contesto rientrano coloro che continuando a produrre latte e carne suina, si dedicano al fotovoltaico sostituendo l’amianto dei tetti con i pannelli solari, oppure occupano una frazione marginale ed improduttiva dei loro terreni con un parco fotovoltaico oppure ancora costruiscono un biodigestore per estrarre dai rifiuti zootecnici quella energia elettrica e termica che prima soddisfa le esigenze aziendali e poi, se venduta, integra il reddito principale da allevamento.

Tuttavia, approfittando di questa situazione corretta, onesta ed incentivabile, altri personaggi si sono avventati sulla buona fede di chi crede nelle agro energie, per fare il “business” costruendo megaimpianti buoni solo per sfruttare gli incentivi statali ma incuranti del guasto che procurano all’ambiente rurale.

Ogni impianto di biogas, slegato dall’allevamento di bestiame, cementifica almeno trentamila metri quadrati di terreno e sottrae alla attività agricola principale circa duecentocinquanta ettari di fertile campagna che saranno coltivati a granoturco destinato a marcire, per i prossimi vent’anni, nel biodigestore ed a ricevere il digestato che ne fuoriesce.

Fare questo, a parere dello scrivente, non è eticamente corretto perché si toglie granoturco al circuito mondiale dell’alimentazione in un’epoca storica in cui la fame mondiale è ancora una drammatica realtà; perché l’energia prodotta non è affatto pulita visto che la materia base è il mais per avere il quale servono gasolio, diserbanti, insetticidi e lavorazioni meccaniche; perché si genera una concorrenza sleale fra i veri agricoltori che producono latte e carne in un’ottica di libero mercato, ed i falsi “imprenditori”, il cui profitto non deriva dalla vendita di energia ma dagli incentivi pubblici che lo Stato preleva dalla bolletta energetica di tutti i cittadini e non solo da quelli che, inconsapevoli di queste bugie taciute, l’energia verde la reclamano a gran voce. Sarebbe quindi giusto dare piena diffusione a tali verità prima che il proliferarsi di questi impianti cambi il volto del Lodigiano e soprattutto sostituisca i veri imprenditori agricoli con gli speculatori di turno.

di Giuseppe Losi


© RIPRODUZIONE RISERVATA