Dopo la ferita del Covid, Castiglione ha voglia di ripartire dal commercio
Marco Tagliabue, dell’omonima macelleria

Dopo la ferita del Covid, Castiglione ha voglia di ripartire dal commercio

I cittadini: «Non è facile ricominciare, solo noi sappiamo cosa abbiamo passato»

Castiglione ha voglia di ripartire. La ferita causata dal dilagare del Covid-19, quasi 80 morti e più di 250 contagiati, farà fatica a risanarsi in tempi brevi, ma qualche sorriso, ben nascosto sotto le mascherine, inizia a vedersi. E di questo se ne sono accorti anche i commercianti che hanno vissuto e vivono in prima persona le difficoltà fisiche, sociali ed economiche. Tra questi c’è Marco Tagliabue, che ha perso il padre Michele, storico gestore dell’esercizio e già sindaco ad inizio anni ’90, spentosi l’8 aprile dopo quasi 2 mesi di ricovero. «Sono rimasto chiuso solamente quando è stato appurato che papà era positivo e nei giorni di lutto – ricorda Tagliabue -. Nel periodo di lockdown sembrava di essere in guerra, c’era tanta paura, il suono delle sirene delle ambulanze di certo ce lo ricorderemo. Ora si cerca di sorridere e di parlare di altri temi». Un cambiamento Elena Milan della Cartolibreria Adda, riaperta il 4 maggio, con i clienti serviti all’ingresso dove è stato posizionato un tavolino, lo ha visto soprattutto a partire da un preciso momento, «da quando i bambini hanno ripreso ad uscire. La loro gioia e il loro modo di vivere la vita porta sicuramente a provare a vedere le cose in modo diverso. I clienti ci sono, si sta già pensando al prossimo anno scolastico o a preparare gli esami in Università». Una delle ultime attività che ha riaperto i battenti, il 18 maggio, è stata Biancomania di Ada Cighetti. «Continui pensieri ci hanno accompagnato, tra paura per la propria salute e anche per quanto riguarda il lavoro visto che le spese ci sono – ricorda -. C’è preoccupazione, ma tutti, da noi proprietari ai clienti stessi rispettiamo le regole e mettiamo tutto ciò che abbiamo per ritrovare il vecchio spirito». In questi mesi c’è poi chi si è reinventato come Andrea Forcati del TryBeer Room. «Ho chiuso subito il 21 febbraio, l’8 marzo avrei potuto riaprire avendo un codice Ateco tra quelli citati dei Dpcm – spiega -. Per rispetto però anche di altri, come i bar, ho tenuto chiuso e ho pensato quindi di effettuare consegne a domicilio portando direttamente a casa le birre richieste, oltre che in paese, anche nel Cremasco e nel Piacentino. Per chi ha vissuto nella prima zona rossa non è facile ripartire perché solo noi sappiamo cosa si è vissuto in quelle due settimane iniziali».


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