LODI Dopo il parto mamme e bimbi vengono visitati a “domicilio”
Le ostetriche del servizio

LODI Dopo il parto mamme e bimbi vengono visitati a “domicilio”

Il servizio è offerto dalle puericultrici del nido dell’ospedale e dalle ostetriche del consultorio dell’Asst

L’ostetrica, a Lodi, entra in casa. Per proteggere mamme e bambini da altre infezioni. In inglese si chiama “home visiting”, in italiano visite a domicilio. Il servizio è offerto dalle puericultrici del nido dell’ospedale e dalle ostetriche del consultorio dell’Asst di Lodi. A spiegarlo sono la psicologa responsabile del consultorio Laura Cuzzani e la coordinatrice ostetrica Maria Grazia Viganò.

Il personale è lo stesso che prima del covid visitava le mamme e i bambini in ambulatorio. Il progetto delle visite a casa era già nell’aria, ma poi è arrivata l’epidemia e il processo di costituzione dell’home visiting ha avuto un’accelerata. La settimana dopo il parto, ostetriche e puericultrici, con trolley e bilancia alla mano, salgono sull’auto aziendale e macinano chilometri, da Zelo a San Rocco, per trovare mamme e bambini. Pesano il neonato, guardano l’allattamento, danno consigli su come lavare il bambino, che creme usare, visitano la mamma, tolgono i punti del cesareo e da poco hanno persino uno strumento per controllare la bilirubina del bambino.Le mamme si confidano, raccontano storie, si lasciano andare. Se le ostetriche si rendono conto che servono altre visite di controllo in più, le programmano subito. In alcuni casi sono tornate anche 5 volte a casa dei loro neonati. Dal 2 marzo al 27 maggio, spiegano Cuzzani e Viganò, le operatrici hanno effettuato 245 visite in 61 giorni di attività, con una media di 4 visite al giorno. I ricordi di queste settimane sono carichi di emozioni. Una volta le professioniste sono state persino assalite da un gruppo di oche in cascina, un’altra volta sono state chiamate da un anziano: voleva, come le mamme, farsi visitare dal gruppo di professioniste in camice bianco. «La nostra attività - spiegano le due specialiste - ha ridotto notevolmente gli accessi in ospedale, dopo home visiting: questi sono stati 12, 1 per motivi materni, 11 per consulenze pediatriche. La situazione di emergenza ha spaventato molto i genitori. Questi, sentendosi sicuri nel loro ambiente hanno accolto con entusiasmo il nostro servizio».

Il lockdown ha avuto anche un risvolto positivo. «I padri costretti a casa dall’emergenza - spiegano Viganò e Cuzzani -sono stati di grande supporto, non solo nei primi giorni, come accadeva prima, ma hanno potuto condividere momenti di fatiche con le mamme. Vedere mamma e bambini direttamente nel loro “nido” consente più facilmente di cogliere le esigenze e individuare il modo migliore per fornire un aiuto proficuo, sia per questioni pratiche, sia per il supporto emotivo. A casa si possono cogliere elementi della relazione e del contesto che nella visita ambulatoriale sfuggono ed è possibile dare precocemente l’avvio ad un supporto psicologico o di carattere sociale ove necessario grazie al lavoro in rete. Questo nuovo approccio pone le basi alla crescita e all’affermazione dell’ostetrica di famiglia che opera in ambito territoriale e penso che sia una preziosa opportunità per tutte le donne del Lodigiano».

Ad iniziare l’attività, insieme all’ostetrica Viganò sono state le colleghe Ilda Di Claudio, Francesca Paini e Parenti. Poi si sono aggiunte le puericultrici del consultorio, il personale del nido, l’infermiera Labruna in particolare e la coordinatrice Bussi. «Abbiamo sicuramente ancora tanto lavoro da fare - dice Viganò - , ma la calorosa accoglienza delle mamme e della famiglie, e l’entusiasmo dimostrato per questo servizio appagano ampiamente i nostri sforzi e costituiscono, sicuramente, uno stimolo importante per affrontare le future fatiche».


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