Don Pizz amiglio: «I preti al fronte, il virus è come una piaga d’Egitto»

Don Pizz amiglio: «I preti al fronte,

il virus è come una piaga d’Egitto»

Voltiamo pagina, parla il parroco di Caselle Lurani e Calvenzano

Don Gianfranco Pizzamiglio, parroco di Caselle Lurani e Calvenzano e segretario del vicariato di Sant’Angelo, porta la propria testimonianza sul momento che le comunità a lui affidate stanno attraversando.

Don Gianfranco, cosa sta accadendo nelle sue comunità?«Forse noi sacerdoti siamo nei posti in prima linea. Al cimitero, per le strade…. Il sabato e la domenica faccio il postino: ho portato il bollettino nelle cassette della posta dato che le persone non possono uscire. Vorrei dire che mentre benedico le bare delle vittime del coronavirus al cimitero alla presenza di due o tre familiari, rivivo i sentimenti della Madonna ai piedi della croce quando le hanno deposto in grembo il figlio sfigurato da una crudele morte e mi sovvengo delle parole che il vecchio Simeone le rivolse nel Tempio: “.. una spada ti trapasserà l’anima”. La desolazione dei parenti si mischia alle lacrime mentre con voce rotta prego il “De Profundis”. Rivivo la commozione che mi suscitano le parole del vecchio Simeone: “Ora lascia che il tuo servo, Signore, vada in pace…” che potrebbero suggerire a tutti noi un commiato sereno della vita, in cui risuonino lode e benedizione. Mentre un silenzio cupo scende nel cimitero vuoto con una bara che scivola solitaria nel loculo… Senza abbracci fraterni e canti che consolano l’anima». Che cosa suggerisce la situazione attuale a proposito della nostra vita “precedente”?«L’estendersi dell’epidemia di coronavirus fa pensare che l’uomo si stia veramente autodistruggendo. Gli scenari attuali sembrano avere analogie con le piaghe d’Egitto. In effetti anche nel piccolo contesto in cui viviamo, vediamo un vuoto di valori sempre più preoccupante ormai difficile da contrastare perché frutto di una deriva lenta ma continua. Io lo vedo negli “inavvicinabili” ragazzi dell’oratorio, sempre chini in adorazione dei loro smartphone… mentre li saluto (in tempi “normali”, ndr) alzano il capo poi si rituffano nel mare virtuale e non ti degnano di uno sguardo. Temo che l’obbligo del “restate a casa” si trasformerà per molti, ragazzi, adulti, in una nuove deriva di superficiale e corrotta navigazione». Che ruolo ha la preghiera?«I salmi quaresimali hanno dato voce alla nostra preghiera al Signore, alla nostra implorazione, che Lui ci venga in aiuto in questa drammatica emergenza. Ma forse dovremo avere ancora la pazienza dell’attesa e comprendere che tutto ciò che abbiamo non è scontato, e imparare a lodarlo e ringraziarlo ogni giorno». E lei, don Pizzamigllio, come vive personalmente questo drammatico presente?«Lo scorrere del tempo in questo periodo è così uniforme che al mattino devo concentrarmi per ricordarmi che giorno sia. Dimentico facilmente i giorni del mese e devo continuamente guardare l’agenda per fissare nella mente i pochi appuntamenti scritti. È svanita anche la capacità di concentrarmi. Ringrazio continuamente il Signore per i giorni che ancora mi sono donati e seguendo la Messa del Papa, prego per le famiglie così dolorosamente private dei loro cari. Le celebrazioni così intense della Settimana Santa ci hanno fatto ritrovare tutti davanti al televisore, ma non è la stessa cosa. Veramente suggestiva è stata la benedizione del Papa Urbi et Orbi di venerdì 27 marzo, l’incedere della sua figura bianca piegata sotto il peso dell’ostensorio e degli anni, sotto la pioggia battente. Non ho potuto trattenere le lacrime perché ho visto in lui lo spirito di penitenza di San Francesco, con umile e indomito coraggio avanzava verso il nostro Re in croce per implorare pietà per il mondo intero».
Raffaella BIanchi

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