Desirè da Boston ha portato I medici di Lodi nelle scuole
Un primo piano della ragazza siciliana che al momento vive un’esperienza a Boston

Desirè da Boston ha portato I medici di Lodi nelle scuole

Emigrata a Boston ritrova il legame con la sua terra d’origine, con il profumo di aranci e fichi d’India, grazie alla narrazione della pandemia da parte dei medici di Lodi. Desirè Del Chiaro, 21 anni, dopo il diploma al liceo scientifico, in una scuola dell’isola, due anni fa, ha deciso di partire per Boston con un programma “au pair”, ragazza “alla pari”. Durante l’epidemia da coronavirus, lo scorso marzo, si è inventata un progetto, che ha intitolato “Covid-19: conoscere, capire, prevenire”, che ha visto impegnati in prima linea il primario del pronto soccorso di Lodi Stefano Paglia e i direttori dei dipartimenti di emergenza urgenza e di chirurgia Enrico Storti e Pietro Bisagni. Portare nelle scuole della sua Sicilia la narrazione delle esperienze vissute in prima linea in questi mesi è stato un po’ come ritornare nelle aule scolastiche che aveva lasciato due anni fa, ma con uno sguardo diverso. «L’obiettivo - spiega - era intervistare i medici, in varie parti del mondo, per imparare il più possibile di questa malattia. Ho lavorato con diversi professori di Harvard - racconta - e intervistato 45 medici italiani, da aprile a maggio. Un medico della Lombardia mi ha parlato del dottor Paglia; quest’ultimo poi mi ha messo in contatto con il dottor Storti e il dottor Bisagni». I tre medici hanno tenuto lezioni via zoom agli studenti siciliani sulle loro esperienze in corsia, in questi mesi. Sabato prossimo il dottor Bisagni ne avrà un’altra, poi un’altra ancora a dicembre. «Anche se sono lontana - dice -, l’Italia mi segue. Ringrazio tantissimo i medici Paglia, Storti e Bisagni per la loro disponibilità e il tempo che hanno dedicato a questo progetto, per il supporto e l’appoggio che mi hanno dato». Durante l’estate la ragazza ha seguito un corso alla Tufts University sull’emergenza covid. È in questa occasione che è nata l’idea del progetto. «Durante questo corso ho partecipato ad una conferenza con Shams Syed, coordinatore, Quality Care presso l’Organizzazione mondiale della sanità - spiega -; durante la conferenza quest’ultimo ha affermato che “quando viviamo un evento tragico, questo crea un’opportunità di cambiamento”. Durante le emergenze sanitarie, il comportamento delle persone è essenziale per controllare la diffusione del virus. Se vogliamo cambiare il comportamento delle persone, dobbiamo educare sui motivi per cui il cambiamento è necessario».

Per questo motivo la studentessa ha deciso di ideare il portare i medici lodigiani della prima linea nelle aule scolastiche. «Se questo progetto è nato è grazie all’esperienza che ho acquisito partecipando al “Covid Global Learnings Project di Ariadne Labs” - dice - . Sappiamo che il comportamento dei giovani può avere un forte impatto sulla diffusione del virus. Portare gli operatori sanitari direttamente nelle scuole superiori per condividere le loro storie è un potente strumento educativo - aggiunge - che può influenzare il comportamento dei giovani. Il punto di vista dei 3 medici di Lodi è particolarmente rilevante in quanto, il primo paziente covid è stato identificato lì, ed è stato anche il primo ospedale in Italia ad essere stato colpito da un gran numero di pazienti».

Gli studenti hanno scritto sulla relazione finale i tre medici di Lodi, hanno fatto domande e ascoltato con il fiato in gola. Il rapporto di empatia che hanno instaurato i dottori non ha lasciato i ragazzi siciliani indifferenti e, sicuramente, influirà sui loro comportamenti.


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