Decessi Covid nelle case di riposo del Sudmilano, è polemica sui dati forniti dall’Ats
La Residenza Borromea di Mediglia

Decessi Covid nelle case di riposo del Sudmilano, è polemica sui dati forniti dall’Ats

I numeri delle morti contrastano con quanto sostenuto dai famigliari delle vittime

L’Agenzia di tutela della salute di Città Metropolitana mette nero su bianco i numeri dell’emergenza sanitaria nelle case di riposo e nei centri per disabili. La documentazione è stata richiesta dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Nicola Di Marco, che aveva anche sostenuto la proposta (bocciata) di istituzione di una commissione di inchiesta circa la gestione “sanitaria”.

Quello che emerge è uno scenario in chiaroscuro in cui i numeri (dal 22 febbraio al 6 maggio) del contagio contrastano con le informazioni in possesso dei famigliari delle vittime del Covid-19. Ad esempio, alla residenza Borromea di Mediglia, che a marzo aveva richiamato l’attenzione dei media sulla strage di anziani nelle case di riposo, risultano 72 decessi. Tutti, o quasi per coronavirus, secondo i famigliari. Invece, dalle rilevazioni ufficiali sono accertati 25 decessi per Covid-19, 26 sono considerati casi sospetti, per un totale di 51 morti collegati all’epidemia, mentre 21 decessi sarebbero avvenuti per altre cause. L’incidenza è comunque tra le più alte, pari al 71 per cento, tra morti da coronavirus e altre cause. Cinque sono invece gli operatori in isolamento domiciliare (uno con sintomatologia ascrivibile al contagio, altri 4 risultati positivi al tampone). A Melegnano, presso la Rsa Castellini, dove gli ospiti sono 272, l’incidenza sulla mortalità è identica. I casi accertati con tampone positivo al virus sono 138, tutti collocati in stanze singole o di coorte per nucleo, mentre una persona è stata ricoverata in ospedale. Non ci sono casi sospetti. I decessi per Covid-19 sono stati 29 e quelli sospetti sono 30, mentre 24 sono le morti per patologie non correlate. Per quanto riguarda gli operatori, 17 sono a casa in isolamento per sospetta sintomatologia e 11 sono in attesa del tampone, altri 23 sono risultati postivi al tampone. Alla cascina Cortenuova di Paullo il rapporto tra casi sospetti e accertati per morti da Covid-19 scende al 50 per cento. Gli ospiti sono 20, di cui 6 con tampone positivo al Covid-19. Un decesso è avvenuto per gli effetti del contagio e un altro per patologie non correlate al contagio. In questo caso uno operatore è in isolamento domiciliare per sintomatologia sospetta e due sono in attesa del tampone. A Dresano, alla residenza “I Pioppi”, gli ospiti sono 74, ma non ci sono “positivi”: vi è stato un unico decesso non attribuibile all’infezione da Covid-19. Cambia la prospettiva per quanto riguarda gli operatori, con 6 addetti in isolamento domiciliare e altre 4 in isolamento in attesa del risultato del tampone. Cinquanta sono le strutture ispezionate dall’organismo di vigilanza integrata. «Se oggi abbiamo residenze per anziani devastate dai contagi, è anche per una serie di errori politici –dichiara Di Marco -. Viene documentata la difficoltà ancora oggi, a tre mesi dallo stato di emergenza, nel reperire sia i dispositivi di protezione individuale, sia il personale sanitario necessario. Per quanto riguarda gli ospiti anziani che presentavano sintomi, solo con delibera del 30 marzo Regione si è svegliata prescrivendo i tamponi. Che cosa aspettavano? Ora è chiaro il motivo che ha portato la maggioranza di Lega e centrodestra a far naufragare i lavori della commissione di inchiesta che avevamo chiesto a gran voce per fare luce sulla gestione dell’emergenza da parte di Regione Lombardia. Si vogliono nascondere le responsabilità».


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