Da sartina a fruttivendola: «Il Covid mi ha fatto cambiare mestiere»
Romina, la fruttivendola di Massalengo

Da sartina a fruttivendola: «Il Covid mi ha fatto cambiare mestiere»

La storia di Romina, che a Massalengo ha deciso di riconvertire la sua bottega dopo la bufera del virus

Chiude la sartoria e si reinventa: Romina ha 36 anni, è di origine albanese e vive a Cavenago d’Adda già da quindici anni ormai. Ma è Massalengo, nel suo negozio, che trascorre le giornate da quattro anni a questa parte e, abbandonato ago e filo, dopo il primo lockdown ha riaperto in una nuova veste.

«Quattro anni fa ho avviato un’attività di sartoria e lavanderia a Massalengo – ha raccontato la giovane – ma come un po’ tutti noi artigiani, dovevo fare i conti con i prezzi alti delle materie prime: fili, cerniere, detersivi per i lavaggi oltre che tasse e contributi da versare. Il lockdown – ha proseguito - mi ha dato solo la spinta che mi serviva per un cambio di rotta e, chiusa l’attività, il 30 settembre ho riaperto con un nuovo servizio per la comunità».

“Frutta, verdura e non solo”: un nuovo look per il negozio di via della Chiesa che oggi è un punto di riferimento per la comunità. «Un fruttivendolo mancava da tempo – ha commentato Barbara, una cliente abituale che abita in paese da 49 anni -. Ero ragazzina quando il vecchio fruttivendolo è andato in pensione e da allora a Massalengo abbiamo il minimarket, il macellaio e il panettiere, come generi alimentari. Un fruttivendolo era quello che mancava». E con la Lombardia classificata in zona rossa, il cambiamento si è rivelato una buona soluzione per la spesa dei Massalenghini ma anche un’opportunità per un’attività che non ha dovuto abbassare la saracinesca con il nuovo dpcm.

«Con il lockdown ho incrementato le consegne a domicilio – ha spiegato Romina –. Consegno frutta e verdura fresca direttamente a casa alle famiglie in quarantena. Per il resto, l’afflusso dei clienti è rimasto invariato. C’è da dire che se la gente non può lavorare, anche i soldi per la spesa cominciano a scarseggiare quindi speriamo che le cose si riprendano in fretta».

Zucche, cavolfiori, clementine e melograni ma anche uova fresche, farina e riso prodotti direttamente da aziende agricole del territorio. «Mi rifornisco abitualmente dal mercato ortofrutticolo di Milano – ha specificato Romina – ma ci tengo ad avere in negozio una serie di prodotti a chilometro zero perché il sapore della merce di qualità fa davvero la differenza».

E guardandosi indietro, forse era scritto: «Ricordo che da ragazzina l’estate tornavo in Albania ad aiutare uno zio nel suo negozio di alimentari: avevo 14 anni. Servivo i clienti e stavo alla cassa. Un primo lavoretto che, senza saperlo, mi ha offerto l’esperienza per questo nuovo lavoro».


© RIPRODUZIONE RISERVATA