Da Santa Chiara di Lodi alle piccole realtà di paese, rischiamo il collasso: bisogna intervenire subito
Lodi, casa di riposo Santa Chiara

Da Santa Chiara di Lodi alle piccole realtà di paese, rischiamo il collasso: bisogna intervenire subito

L’editoriale del direttore del «Cittadino» Lorenzo Rinaldi

Ci giungono voci sempre più allarmanti sulla condizione in cui si trovano le case di riposo del nostro territorio e le strutture che si occupano di disabili. Segnalazioni preoccupate, che ci portano a lanciare un appello agli amministratori locali (in primo luogo ai sindaci), ai rappresentanti lodigiani e sudmilanesi in Regione e a Roma, e al governatore Attilio Fontana: fate presto e agite pensando al bene comune, perché ci sono a rischio posti di lavoro e l’assistenza ad anziani e disabili, con ricadute drammatiche sulle famiglie.

Partiamo dalle case di riposo. La pandemia - e l’assenza di tamponi nelle prime settimane - ha determinato una elevata mortalità. Oggi ci troviamo con numerosi posti letto non occupati (dunque con un brusco calo degli introiti) e con costi fissi che sono aumentati. I bilanci delle case di riposo sono in forte sofferenza e dal mondo bancario arrivano indicazioni autorevoli su una situazione che rischia di esplodere. Anche quando le case di riposo torneranno ad accogliere nuovi ospiti e dunque vedranno risalire gli introiti (le disposizioni regionali sulle riaperture sono peraltro criticate dagli stessi responsabili delle Rsa perché allungano di molto i tempi), dovranno comunque fare i conti con il pregresso, con le perdite secche registrate nel periodo del lockdown e in queste prime settimane di “ripartenza”. Alcune manifestano già oggi seri problemi di liquidità. Quanto potranno resistere?

Il secondo ordine di problemi, forse ancora più penoso perché tocca anche i bambini, riguarda le strutture che accolgono i disabili, in maniera residenziale o per una parte della giornata (centri diurni). Qui si registrano due tipi di criticità. Da un lato il venir meno della contribuzione pubblica a fronte della sospensione delle attività nei centri imposta dalla pandemia. Il Dpcm che chiudeva le strutture “permetteva” però attività alternative per non lasciare soli i disabili, attività che le grandi realtà lodigiane hanno garantito: ai sindaci e ai segretari comunali spetta dunque di corrispondere i danari. Alcuni grandi comuni lombardi lo hanno già fatto.

C’è poi l’aspetto della “riapertura”, che passerà dai test sierologici. Un esempio può essere utile: abbiamo decine di bambini autistici della provincia di Lodi che non possono frequentare i centri, con ricadute devastanti per loro e per le famiglie. Pensare di poter eseguire tranquillamente un test sierologico a un bimbo autistico come se si trattasse di una persona adulta e senza particolari problemi è un puro esercizio della peggior burocrazia, astratta dalla realtà. Per fortuna sia sui test, sia sui fondi, qualche passo avanti è stato compiuto. Ma il tempo stringe.

LEGGI L’INCHIESTA SULLE CASE DI RIPOSO E I CENTRI PER DISABILI SUL «CITTADINO» IN EDICOLA SABATO 27 GIUGNO E DOMENICA 28 GIUGNO


© RIPRODUZIONE RISERVATA