Da Codogno la protesta dei sindaci contro Conte
Sindaci pronti a impugnare l’ultimo Dpcm, nella foto Passerini di Codogno

Da Codogno la protesta dei sindaci contro Conte

Passerini e gli amministratori pronti a impugnare il decreto: «Sta affossando l’economia»

Da Codogno si leva la protesta degli amministratori lombardi contro il Dpcm del 24 ottobre firmato dal premier Conte. In una lettera aperta che reca la firma del sindaco di Codogno e presidente della provincia di Lodi Francesco Passerini, gli amministratori esprimono la netta contrarietà alle misure restrittive varate dal Governo e si preparano a impugnare il decreto. «Come sindaci, consiglieri metropolitani e consiglieri delle Province della Regione più importante d’Italia abbiamo il dovere di salvaguardare i nostri cittadini, le categorie e le attività produttive più colpite dal recente decreto, già allo stremo delle proprie forze dopo il lockdown dei mesi scorsi – si legge nella missiva -. L’ennesimo affronto arriva da questo decreto, con particolare riferimento alla chiusura di bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie alle ore 18 e alla chiusura totale di attività di piscine, palestre, centri natatori, centri benessere e centri termali. A queste restrizioni si aggiunge la sospensione di ogni attività in teatri, cinema e concerti, di fiere e sagre. Si tratta di scelte miopi, che affossano l’economia e di conseguenza mettono a repentaglio la salute stessa».

La lettera fotografa un quadro già critico lanciando l’allarme. «Il nostro tessuto economico è stato demolito negli ultimi mesi. Pian piano ci stavamo riprendendo. La chiusura totalmente indiscriminata di alcune attività, senza prendere in considerazione i sacrifici fatti da queste imprese per adattarsi ai rigidi protocolli di sicurezza e sanitari, che peraltro avevano dato buoni risultati, ci vede totalmente contrari. Una forzatura, un piglio impassibile e irremovibile, un accanimento contro alcune categorie che appare ingiustificato, tanto più che il medesimo piglio è totalmente assente su un altro fronte: quello dei trasporti. Nei fatti da Roma non è arrivato nemmeno un euro per i servizi aggiuntivi del trasporto pubblico locale. on è ancora stato approvato il decreto attuativo per il riparto dell’anticipazione dei primi 150 milioni sui 300 milioni di risorse stanziate dallo Stato. Il tutto è stato complicato dai ritardi di un Governo che, ricordiamolo, ha deciso quale debba essere la capienza dei mezzi pubblici solo alla vigilia della riapertura delle scuole, rendendo ancor più difficoltoso il lavoro di programmazione delle corse». Quindi l’avvertimento: «Noi amministratori non ci stiamo e siamo pronti a ricorrere contro questo decreto ingiusto per tutelare tutte quelle attività che meritano di continuare a lavorare e tutti i cittadini lombardi che devono poter vivere in modo dignitoso».


© RIPRODUZIONE RISERVATA