Crisi Protec, la mossa dei sindacati: «Un anno di contratti di solidarietà»
I lavoratori della Protec di Sant’Angelo nel chiostro della Provincia di Lodi

Crisi Protec, la mossa dei sindacati: «Un anno di contratti di solidarietà»

La proprietà ha però fatto muro e confermato la chiusura della ditta

«Il lavoro c’è, si possono ridurre gli esuberi e applicare un anno di solidarietà». Venerdì si è svolto il primo incontro (a distanza) per la trattativa sindacale relativa al licenziamento collettivo di tutti i 28 dipendenti della Protec di Sant’Angelo. La proprietà ha aperto la mobilità collettiva dopo aver messo in liquidazione volontaria l’azienda, che chiuderà dunque i battenti. Nel frattempo, però continuano ad arrivare commesse di lavoro, e ora la Fiom Cgil e la Rsu insistono per far cambiare idea alla proprietà, il gruppo Lvf Spa di Bergamo della famiglia Belotti. La società è attiva nella produzione di sistemi e tubi per il comparto Oil & Gas. La linea dei sindacati, fin dall’annuncio della chiusura, è sempre stata quella di prendere tempo: trovare l’intesa per applicare un anno di contratto di solidarietà, e dunque rimandare la questione all’autunno prossimo, sperando in una ripresa più consistente del mercato e dando modo a qualche lavoratore di trovare eventualmente altre occasioni d’impiego. La proprietà ieri però ha fatto muro di fronte alle proposte sindacali, confermando la chiusura dello stabilimento e il licenziamento di tutti i lavoratori. Un nuovo incontro si terrà tra 7 giorni. «La proprietà ha ammesso che ci sono commesse per diversi mesi e per almeno una dozzina di persone – spiega Massimiliano Preti della Fiom Cgil -. Ci sono tre lavoratori accompagnabili alla pensione in pochi mesi, e altri due che hanno già trovato altra occupazione. Si può lavorare per abbassare ulteriormente il numero degli esuberi, e a quel punto le commesse in atto e lo sviluppo commerciale potrebbero garantire lavoro per tutti, con un accordo di solidarietà». Il contratto di solidarietà prevede la riduzione delle ore lavorate e la contestuale riduzione della retribuzione, con un’integrazione a carico dell’Inps. «L’azienda non può venire meno alla sua responsabilità sociale di fronte al territorio, a maggior ragione in una situazione come questa in cui ha goduto di mesi di cassa integrazione Covid ricaduta sulle casse dello Stato – continua Preti -. La proprietà ha anche confermato che c’era stata una trattativa per la cessione, ma oggi sarebbe tramontata».n


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