Covid, una lenta discesa per l’indice Rt
File di auto per i tamponi al Parco tecnologico padano

Covid, una lenta discesa per l’indice Rt

La riduzione dei nuovi casi è costante, ma non si è ancora arrivati a un vero crollo delle curve

È ritornato a scendere l’indice Rt della provincia di Lodi, a 0,766, dopo che tra l’8 e il 18 maggio aveva segnato una lieve risalita, e attualmente è terzo tra i più bassi della Lombardia, una posizione che - curiosamente - aveva mantenuto per diverso tempo anche nei mesi della seconda ondata, quando però i valori assoluti dei contagi erano molto più elevati. L’indice Rt di diffusione del contagio nel tempo è quello calcolato settimanalmente dal professor Davide Tosi e dal suo gruppo di ricercatori dell’Università dell’Insubria ed è basato sui dati dei nuovi tamponi positivi giorno per giorno in ogni provincia messi a disposizione dal ministero della Salute e dall’Istituto superiore di sanità. La provincia lombarda con l’indice Rt più basso attualmente è quella di Cremona, a 0,719, poi Como a 0,757, Lodi, Varese, 0,807, Mantova a 0,808, Lecco a 0,821, Monza 0,863 - stabile - Brescia 0,864 - stabile- , Sondrio, 0,884, Milano, 0,883, Pavia 0,937 - ma in aumento da metà maggio -, e, per la seconda settimana di fila con il dato peggiore, Bergamo, che è a 0,939 e continua invece a segnare una tendenza all’aumento dell’Rt dal 18 maggio, anche se negli ultimi calcoli non è fortunatamente sopra 1, e quindi anche qui - sia pure meno velocemente che altrove - i numeri dei nuovi contagi continuano nella loro discesa. La media della Lombardia è a 0,851 e quella italiana a 0,852.

Se fossero rimasti in vigore i parametri della “cabina di regia” di gennaio, che imponevano un Rt inferiore a 0,50 per il passaggio delle regioni in zona bianca, con questi valori non solo il Lodigiano e la Lombardia ma di fatto tutta Italia - dove nessuna regione vanta un Rt inferiore a 0,8 - ma fortunatamente nessuna è oltre Rt1 - dovrebbero fare i conti ancora a lungo con le restrizioni. Invece dal decreto legge “riaperture” di maggio l’unico criterio ora previsto per la zona bianca - quindi con abolizione del coprifuoco - è l’incidenza media settimanale di nuove diagnosi di Covid-19 inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti, e in base all’ultima rilevazione settimanale dell’Ats Città Metropolitana tra Lodi e Milano si oscilla tra 25 e 35. L’indice Rt è stato accantonato tra i criteri di valutazione governativi (si spera per sempre) perché con la riduzione dei casi c’è il rischio che focolai numericamente limitati possano spingere il parametro molto in alto, fotografando la velocità di espansione del contagio ma senza indicare il reale impatto sulla popolazione.

«Settimana scorsa in tutta Italia abbiamo contato 16.400 nuovi casi contro i 23.800 della settimana precedente e i 33.060 di due settimane fa - osserva Tosi -. Continua il trend di discesa anche delle altre curve, con un calo costante delle Ospedalizzazioni: -1.900 contro i -2.900 e i -3.342 ricoveri della settimana precedente e di due settimane fa, rispettivamente. Il cumulativo delle terapie intensive si assesta a un buon: -287 (-349 la settimana scorsa, -369 due settimane fa), e anche gli ingressi nei reparti intensivi per Covid-19 segnano un drastico calo (+198 nuovi ingressi questa settimana, +268 la settimana scorsa, +457 due settimane fa) e con il 9% di questi reparti occupati da Covid. Anche la curva dei decessi mantiene il trend di discesa: siamo a 477 settimanali contro 821 e 1.070, andando indietro di settimana in settimana, il che porta in tre settimane la media giornaliera da 117 a 68. E per la prima volta la media nazionale dei vaccini è stata di oltre 500mila al giorno per 7 giorni di seguito».


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