COVID Timori e rabbia fra i negozianti: «Chiuderci non serve»
La galleria del centro commerciale Bennet di Pieve Fissiraga giovedì mattina (RIbolini)

COVID Timori e rabbia fra i negozianti: «Chiuderci non serve» 

Al Bennet di Pieve galleria semi-vuota ieri mattina: «Sarebbe un duro colpo per tutti noi perché gli affari si fanno nel fine settimana»

C’è chi scuote la testa e fatica a trattenere il mix di sentimenti diversi. Perché da un lato c’è il timore - di arrivare a chiudere e farlo per sempre però -, dall’altro la rabbia - perché per alcuni il provvedimento non serve - insieme alla naturale preoccupazione di chi lavora, per ore, a contatto con il pubblico. La galleria commerciale del Bennet di Pieve Fissiraga era semi-vuota ieri mattina: qualche cliente è seduto ai tavoli di uno dei bar dello slargo dove si affacciano le attività di somministrazione, qualcuno con il carrello della spesa pronto a far provviste fa un tour anche nelle vetrine. Forse più per svago che per acquisti. Alcune vetrine sono già spente: al posto di Geox, per esempio, c’è un posto vuoto dal post-lockdown, così come al posto di un negozio di biancheria - Il re Sole - c’è una manifesto che indica una nuova apertura in arrivo. Una voce registrata invita a non creare assembramenti e a rispettare tutte le disposizioni.

Alla luce della decisione di chiudere i centri commerciali nei fine settimana in Lombardia, abbiamo parlato con alcuni degli operatori dei negozi della galleria, per capire timori e opinioni sul provvedimento, per molti non risolutivo.

«Gli incassi maggiori da noi si registrano nel fine settimana - spiegano Cristina e Sorina dal bancone del negozio di abbigliamento Sonny Bono - ed effettivamente sia il sabato sia la domenica l’affluenza è alta. Forse si potrebbero trovare nuove formule per gestire le entrate e non far più entrare nessuno quando finiscono i carrelli all’esterno». Elisa Cassago, dalla libreria Giunti, manifesta timori, con l’ipotesi di chiusura dei centri commerciali nel fine settimana in Lombardia. «Sicuramente è il momento in cui l’economia gira di più - spiega - e penso anche ai collaboratori che si vedono ridurre lo stipendio delle giornate in cui magari lavorano di più. Penso che si potrebbero ipotizzare delle chiusure a turno per diversi centri commerciali o anche un’apertura a orari ridotti». «Chiudere i centri commerciali nel fine settimana non serve a nulla perché le persone che verrebbero qui, andranno altrove a creare assembramenti - sottolinea Valentina dalle vetrine di Doppelgänger Roma -: si sposta solo il problema. Servirebbero altre misure, come la riduzione delle tempistiche per accedere ai tamponi ad esempio, ma serve anche l’esercito o comunque serve che ci siano più addetti per far osservare le regole. Perché purtroppo non tutti le rispettano e questo è il risultato».


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