COVID Per la curva dei contagi nel Lodigiano è cominciato il rallentamento

COVID Per la curva dei contagi nel Lodigiano è cominciato il rallentamento

Per la prima volta da inizio dicembre negli ultimi sette giorni i nuovi positivi trovati in provincia sono inferiori a quelli della settimana precedente

Rallenta la curva dei contagi nel Lodigiano, e anzi ci sono i primi timidi segnali di inversione di rotta, ancora tutti da confermare nei prossimi giorni e settimane. Per la prima volta da inizio dicembre negli ultimi sette giorni i nuovi positivi trovati in provincia di Lodi sono inferiori a quelli della settimana prima, pur con numeri che rimangono altissimi. L’andamento sembra rispecchiare quello della regione.

I numeri assoluti fanno impressione. Negli ultimi sette giorni sono stati +6mila 535 i nuovi casi, ma nella settimana dall’1 al 7 gennaio erano stati +7mila 094, in quella dal 25 al 31 dicembre +4mila 258, dal 18 al 24 dicembre +1.249, dall’11 al 17 dicembre +685, dall’1 al 10 dicembre, all’inizio della quarta ondata nel Lodigiano e in un periodo leggermente più lungo, +489. Dunque, per la prima volta i nuovi positivi in questa ultima settimana appena passata sono stati meno rispetto ai sette giorni precedenti. Le percentuali di incremento lo fanno capire meglio: all’inizio della quarta ondata, dall’11 al 17 dicembre, l’incremento di nuovi casi era stato di +40 per cento, in quella successiva, dal 18 al 24 dicembre, si era sfiorato il raddoppio con +82,33 per cento, ma l’esplosione dei contagi (almeno in termini di curva di incremento) è stata nella settimana tra Natale e l’ultimo dell’anno, dal 25 al 31 dicembre, con una crescita di +240,91 per cento, con i casi più che triplicati. La settimana successiva si è toccato il numero più alto di nuovi casi, oltre 7mila in sette giorni, ma l’incremento era stato di +66,6 per cento. Nell’ultima settimana però i nuovi casi non hanno avuto un incremento rispetto a quelli della settimana precedente, anzi si è segnata una flessione di -7,88 per cento. Nella rappresentazione grafica, la curva che puntava diritto al cielo fino a sette giorni fa, improvvisamente si ferma e flette, sia pur di poco.

Tuttavia, se l’attuale ondata pandemica si comporterà come le precedenti, il tempo di dimezzamento dei nuovi casi settimanali non sarà simile al tempo di raddoppiamento visto nelle passate settimane. Anzi, più che di discesa della curva, gli esperti in questi giorni cominciano a parlare di plateau della curva, cioè la fase – più o meno lunga lo scopriremo nei prossimi giorni – in cui l’incremento dei nuovi casi rimane costante o si scosta all’ingiù o all’insù di poco, per imboccare poi con maggiore decisione la curva discendente.

In questa analisi, però, non possono essere ricomprese diverse variabili di cui invece bisogna tenere conto, a partire dal fatto che la stragrande maggioranza dei nuovi casi è asintomatico o pauci-sintomatico per finire con il periodo particolare che ha coinciso con l’aumento dei contagi. Quanta gente è corsa a farsi un tampone per poter passare senza pensieri le festività, Natale prima e Capodanno poi? Quanti tra gli asintomatici o con un semplice raffreddore in altro periodo dell’anno sarebbero corsi a farsi un tampone? Allo stesso modo l’aumento sostenuto di casi nella settimana dal 1 al 7 gennaio, con tanto di record di nuovi positivi, sembra una diretta conseguenza dei contatti ristretti delle feste. La variante Omicron, secondo gli esperti e sulla base di quanto accaduto negli altri Paesi colpiti prima, sembra avere maggiore capacità di diffusione, ma anche minore permanenza, fa più in fretta cioè a regredire.

Tuttavia, la regressione del virus non deve confondere: le curve dei ricoveri prima, e dei morti dopo, infatti, seguono l’andamento della pandemia a distanza però di 7-15 giorni le ospedalizzazioni, di 15-21 giorni i decessi. E anche in questo caso c’è una variabile però da considerare: finora i vaccini hanno decisamente contenuto le forme più gravi, ampliando la forbice tra i contagi (peraltro mai sostenuti in passato da un’attività di tracciamento paragonabile a quella odierna), le ospedalizzazioni e i decessi.


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