Covid, indici Rt: Lodi è la migliore nella Lombardia, che però è la peggiore d’Italia
Lo scenario provinciale secondo www.covid19-italy.it

Covid, indici Rt: Lodi è la migliore nella Lombardia, che però è la peggiore d’Italia

In attesa delle nuove decisioni di Roma e dei vaccini, ecco la situazione

Quella di Lodi è la provincia attualmente “messa meglio” ma nessuno dei territori della Lombardia attualmente può vantare un indice di contagio Rt inferiore a 1. E la Lombardia attualmente ha il valore Rt più alto d’Italia, superando, anche se di poco, l’Umbria. La nostra media regionale è 1,159, in netta risalita a partire dal 18 gennaio, anche se tra il 28 gennaio e il 7 febbraio c’era stata una flessione. Legata secondo alcuni alla decisione dell’Istituto superiore di sanità di conteggiare, a partire dal 15 gennaio, anche i risultati dei test rapidi antigenici

I conteggi, aggiornati al 21 febbraio, sono quelli del matematico Davide Tosi e dei suoi ricercatori dell’Università dell’Insubria per il progetto “predire è meglio che curare” e l’Rt è calcolato sullo storico dei nuovi casi giornalieri, mentre l’Rt dall’Istituto superiore di sanità conteggia esclusivamente i pazienti sintomatici cercando anche di ordinarli per “data di inizio sintomi”, che può essere una o anche due settimane prima dell’esito del tampone.

L’Rt relativo alle diagnosi del Lodigiano è quindi attualmente di 1,022, quindi, a salire, Sondrio a 1,069, Mantova a 1,111, Pavia a 1,116, Lecco a 1,121, Brescia a 1,154, Milano a 1,159, Como a 1,171, Varese a 1,174, Bergamo a 1,195, Monza a 1,198, Cremona a 1,205.

L’Italia è data a 1,052 e solo Sardegna (0,859), Sicilia (0,901), provincia autonoma di Bolzano (0,919), Valle d’Aosta (0,957), Umbria (0,972), Friuli (0,992) e Calabria (0,997) hanno un indice Rt inferiore a 1.

Zone pesantemente colpite nelle scorse settimane, come Bolzano e Valle d’Aosta, a fronte di grandi numeri hanno fatto segnare miglioramenti, e questo conteggio sembrerebbe smentire l’allarme per l’Umbria per cui c’è chi invoca una zona rossa “stile Codogno”. Ma vedere forti aumenti dei contagi in realtà come il Bresciano, il Cremonese e il Bergamasco, in cui il duro colpo della prima ondata ha sicuramente provocato una diffusa presenza degli anticorpi, sembra dare ulteriori conferme a chi sostiene che stanno circolando varianti più contagiose.

Spesso i focolai improvvisi che hanno portato diverse regioni, Lombardia e Piemonte in testa, a promuovere “zone rosse” o “arancioni rafforzate” sono nati nelle scuole dell’obbligo mentre le prime ricerche del professor Massimo Galli nel Basso Lodigiano avevano evidenziato una scarsa presenza di anticorpi, e per deduzione quindi pochi avvenuti contagi, nella popolazione in età scolare.

La Lombardia sembra quindi andare tutta verso la zona arancione, a meno che il nuovo governo non cambi le regole.


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