Cosa ci riserva la Libia?

Siamo davanti a una tragedia di cui non conosciamo la reale entità. I numerosi testimoni delle nostre radio e televisioni, che non fanno mancare documentazioni, non sono capaci di indicarci le dimensioni dei fatti, anche se quanto ci mostrano fa rizzare i capelli. Gli interventi Onu-Nato! Hanno aiutato i ribelli, che sono in ripresa, ma le milizie di Gheddafi sono tutt’altro che sconfitte. Allora ritornano prepotenti gli interrogativi che fin dall’inizio tutti si sono posti, più o meno apertamente. Quale obbiettivo si sono proposti gli insorti? Abbattere Gheddafi? Per sosituirlo con chi? Con quale regime? Democratico? Da costituire subito attraverso l’intesa delle tribù della Tripolitania (amiche di Gheddafi) con quelle delle Cirenaica? Più pressanti gli interrogativi che riguardano i Paesi Nato. Francia ed Inghilterra non sono d’accordo con la Germania, né con l’Italia; che è stata esclusa dalla video conferenza di lunedì. Perche? Anche gli Stati Uniti non volevano e non vogliono “la guerra”. Ma i pesanti bombardamenti effettuati sono operazioni di pace? E fino a quando dureranno? Interventi con “truppe di terra” non sono consentiti dalla risoluzione dell’Onu. E allora Gheddafi ha pensato di collocare i cecchini all’interno delle case delle città, di nascondere e camuffare i suoi armati per sfuggire agli attacchi aerei. La prospettiva è una lunga guerra civile? La Libia sarà divisa in due? Tripolitania da una parte, contro la Cirenaica? I “grandi” del mondo della “politica” sono riusciti solo a balbettare affermazioni limitate, e spesso in contrasto, tutt’altro che capaci di istruirci sulla situazione reale, che anche noi stiamo vivendo, soprattutto per le ondate migratorie che invadono Lampedusa e anche la Sicilia… Unica voce decisa e pienamente condivisibile quella del Papa! Attraverso i suoi emissari diplomatici e con l’intervento, brevissimo ma forte, di domenica 27 marzo all’Angelus ha chiesto perentoriamente di porre in atto un altro metodo, di imboccare la strada delle trattative così che le parti in lotta depongano le armi e giungano a un’intesa di pacificazione. La pace, naturalmente, è in definitiva interesse per tutti e potrà ottenere risultati di avvio verso impostazioni istituzionali democratiche, e convincere le leaders libici a non recare danni all’economia, colpendo le strutture aziendali del gas e del petrolio, che costituiscono la principale risorsa del Paese. Quella del Papa è una voce “tradizionale” ma attualissima che non ha interessi nascosti, non cerca prestigio internazionale, non suggerisce strategie complicate, senza sbocco. Cerca solo il bene delle persone : tutte, anche di quelle deboli, non appariscenti. Chi lo ha ascoltato ha percepito il suo amore paterno per quelle genti e ha intravisto anche la preoccupazione per i sempre più vasti fermenti di insurrezione che toccano l’ Africa mediterranea e…anche la Siria e… il Medio Oriente. Commovente l’atteggiamento di Giovanni Innocenzo Martinelli, veronese, Vicario Apostolico a Tripoli, con tutti gli operatori sanitari cristiani presenti negli ospedali della Libia: “noi restiamo qui, anche con il pericolo della vita” Come sarà e quali dimensioni avrà la migrazione dalla Libia?


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