«Comunista? Difendo solo i più poveri»

“Stare dalla parte dei poveri è Vangelo, non comunismo”.Così si è espresso recentemente Papa Francesco; sembra proprio che tutti quelli che stanno dalla parte degli ultimi vengano considerati di sinistra, o meglio “comunisti. Più di dieci anni fa succedeva anche al nostro vescovo emerito Capuzzi quando affermava che da cristiano non poteva che privilegiare i meno tutelati.Oggi, anche a causa di una globalizzazione condizionata dalla finanza e dai poteri economici forti, ci troviamo in una società nella quale solo i primi si salvano o progrediscono, mentre gli altri, e qui mi riferisco in particolare alla gente del mondo del lavoro, non hanno presente o futuro, nè per sé, nè per i figli. I dati parlano da soli, e non giova manovrarli ad arte per illudere su una qualche flebile speranza. Se non si accenna più a suicidi tra i lavoratori licenziati o tra i piccoli imprenditori onesti, viene da chiedersi tuttavia se è in corso una strategia del silenzio, oppure se c’è assuefazione al peggio; difficile credere in un ritorno di fiducia, perché nulla è cambiato in meglio.Il sistema ha favorito, sempre come afferma il Papa, la cultura dello “scarto”, che si accanisce sulle persone che non servono e che vengono pertanto marginalizzate, “rottamate”, con conseguente perdita di dignità. L’economia detta i programmi alla politica, il capitale ha ripreso il primo posto nella scala dei valori, la persona e il suo lavoro restano soltanto strumento da usare per garantire un profitto non equamente distribuito. Come se, tolta la persona del lavoro, l’economia si alimentasse da sola, autoproducendo reddito.Mi sono domandato se queste mie considerazioni non siano esageratamente pessimistiche, allora mi sono riletto il “Compendio della dottrina sociale della Chiesa” e alla fine mi sono convinto che i valori umani lì enunciati sono disattesi; talvolta soltanto proclamati con enfasi, ma con scarsità di fatti. Quasi che invertire l’ordine degli addendi sia un’arida legge economica, staccata dall’antropologia. Anche coloro che si rifanno al bene comune, credendo di seguire un’adesione cristiana, quando ragionano in termini evangelici pare che adattino a proprio favore la parabola del ricco epulone: prima i commensali del capitale, dai quali poi cadrà anche qualcosa per i poveri lazzari… basta avere pazienza! Una resa al liberismo e un ritorno al capitalismo difficilmente camuffato? Non mi pare proprio sia questo il modo eticamente onesto per rispettare o accrescere la giustizia sociale e per restringere la forbice della disuguaglianza che, invece, aumenta a dismisura.Da anni si dice che il “posto fisso”, ormai è diventato una chimera, ma un conto è dire crudelmente ad un cinquantenne che non si illuda di restare nella stessa azienda fino alla pensione; altro conto è assicurarlo che comunque un altro posto lo può subito trovare sul mercato, perché il mercato offre. La famiglia, con le sue esigenze, non conta proprio più niente, le radici proprie e quelle dei figli sono diventate roba da libro “Cuore”? Un conto è dire ai giovani che per farsi esperienza è opportuno andare anche all’estero, altro conto è dirgli che cerchino lavoro in Canadà o in Australia, perché qui di futuro non ce ne è. Differenze troppo sottili? Questo “parlare” non è inventato, viene da gente che ci governa e che, a quanto si dice o si sa, non conosce sulla propria pelle gli esiti di queste situazioni che stravolgono la vita delle persone e delle famiglie.Il linguaggio pieno di sicurezza di sé (chi la pensa diversamente se ne farà una ragione!) ferisce ed è pericoloso perché divide invece di favorire il dialogo tra le diverse componenti della vita sociale. Così si alimenta lo scontro, e la tensione è già sfociata in puntuali manifestazioni violente, che si cerca di contenere con la minaccia della forza.Mala tempora! Dire che in un Paese di ladri e di corrotti si usa la forza contro gli onesti può a taluni suonare eccessivo, tuttavia la realtà ci dice che i ladri e i corrotti, che ogni giorno ingrandiscono le fila, se la cavano alla grande. E, se non basta il Compendio citato (che ha già compiuto dieci anni, ma quanti politici cattolici lo conoscono?), riporto allora alcune frasi di Papa Francesco, pronunciate in occasione dell’incontro mondiale dei movimenti popolari del 28 Ottobre scorso:“Terra, casa e lavoro sono diritti sacri…” e, ancora: “La disoccupazione giovanile, l’informalità e la mancanza di diritti lavorativi non sono inevitabili, sono il risultato di una previa opzione sociale, di un sistema economico che mette i benefici al di sopra dell’uomo;… se il beneficio è economico, al di sopra dell’umanità o al di sopra dell’uomo, sono effetti di una cultura dello scarto che considera l’essere umano di per sé come un bene di consumo, che si può usare e poi buttare.”Previa opzione sociale, se non interpreto male, significa scelta “primaria” che ha diritto di precedenza sulle altre. Prima il capitale…. poi la persona!Non si tratta di un manifesto marxista, sembra precisare il Papa, ma soltanto quello che si trova nel Vangelo, alla luce della storia dell’uomo e dell’uomo di oggi in particolare. Ed è proprio di qui che si dovrebbe invece partire, con scelte mirate e immediate, perché il bubbone sta scoppiando. Nel nostro Paese si potrebbe dire anche che tutto ciò corrisponde a quell’invito di un recente passato: “Ripartire dagli ultimi”.

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