Comazzo, piazza ostaggio dei giovanissimi
Un cestino pieno di bottiglie abbandonate dopo una notte di movida

Comazzo, piazza ostaggio dei giovanissimi

«Gruppi di persone giocano a calcio e tengono la musica altissima, non si riesce a dormire»

Barbara Sanaldi

Una piazza ostaggio”di gruppi di persone, «giovani e giovanissimi soprattutto» che trasformano le notti di quello che «sognavamo essere un piccolo angolo di tranquillità in una bolgia insopportabile», e arriva anche dal piccolo, tranquillo e apparentemente bucolico Comazzo l’ennesimo grido d’allarme per quello che sembra essere sempre più il “buco nero” dell’appena iniziata estate 2020: il diffondersi, quasi ovunque e quasi con le stesse modalità, di una sorta di “movida sfrenata”.

A denunciare una situazione «che in realtà si ripete ormai da anni» tanto da aver spinto «molti di coloro che avevano scelto Comazzo pensando di poter trovare quella tranquillità che manca nei grandi centri a scegliere di cambiare zona», è uno dei “forzati” degli schiamazzi, vicino, ammette, a «dichiarare la sconfitta e mettere in vendita una casa dove, per poter riposare, sono costretto a vivere come se fossi in gabbia». Chiede l’anonimato, comprensibilmente, ma racconta con dovizia di particolari quello che «da anni capita in piazza Italia» il residente che chiameremo Massimo e che spiega come «in tanti siamo ormai arrivati ai limiti della sopportazione».

La piazza, racconta, che di giorno è luogo di incontro per famiglie, bimbi e anziani, cuore della piccola comunità comazzina, di notte si trasforma: partite a pallone, musica ad altissimo volume, urla e vociare «a livelli incompatibili con una qualsiasi normale attività serale. A partire dalla mezzanotte – racconta – e fino alle prime ore dell’alba è impossibile tenere aperte le finestre». Una situazione di «fortissimo disagio» che dura ormai da anni, nonostante le ripetute segnalazioni e denunce presentate alle forze dell’ordine, e che «non ha visto interruzioni neppure nel periodo del lockdown».

Un problema che «ci ha trasformato tutti in prigionieri delle nostre case – racconta Massimo – e che sembra non si riesca a risolvere nonostante denunce, segnalazioni e interventi effettuati. Quello che fa male, in realtà, è rendersi conto che alla base c’è un problema di rispetto da parte di gruppi di ragazzi che sembrano pensare di avere il diritto di infrangere qualsiasi regola. E questo è davvero molto triste».n 
Barbara Sanaldi


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