Codogno, ritorna agli arrestilo psichiatra accusato di violenze

Codogno, ritorna agli arrestilo psichiatra accusato di violenze

È finito per la seconda volta agli arresti domiciliari lo psichiatra di 55 anni in servizio nell’unità operativa di psichiatria dell’ospedale di Codogno, accusato di aver avuto con due pazienti relazioni sentimentali sfociate nella violenza sessuale. La prima misura cautelare, notificata il 2 maggio scorso dai carabinieri di Codogno, che stanno svolgendo le delicate indagini sul caso, era stata revocata il 25 maggio dal tribunale del Riesame di Milano per questioni procedurali: sarebbero mancate negli atti collegati all’ordinanza le copie di un documento ritenuto necessario per motivare l’arresto. Dopo 23 giorni di “domiciliari” il professionista era quindi tornato libero, ma venerdì è stato sottoposto nuovamente all’interrogatorio di garanzia da parte del gip Isabella Ciriaco, che ieri ha firmato la nuova misura. Alla base del provvedimento non ci sarebbero nuove accuse, ma semplicemente le medesime esigenze cautelari che avevano portato al primo fermo, poco più di un mese fa.

Ad accusare il medico, originario di Pavia e residente a Lodi, era stata per prima una paziente di circa vent’anni, che si era presentata dai carabinieri dopo essersi confrontata sulla questione con un’altra giovane donna, di 25 anni, che era stata in cura nel reparto in cui esercitava lo psichiatra. E anche questa seconda giovane compare come parte offesa nell’indagine coordinata dal pm di Lodi Giampaolo Melchionna. Le indagini si sono mosse anche nella direzione di una verifica di altre segnalazioni. L’ipotesi di reato di violenza sessuale non riguarda episodi di costruzione fisica quanto, piuttosto, una situazione di sudditanza psicologica delle pazienti nei confronti dello psichiatra, di cui avevano fiducia e che avrebbe anche prescritto o somministrato loro psicofarmaci. Ma nell’ambito, sostiene la difesa, dei normali percorsi di cura.


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