CODOGNO Rimborsi spese, quasi 16mila euro in 2 anni e mezzo: il “caso” Opere Pie
Vanna Cavalleri, presidente della Fondazione opere Pie di Codogno

CODOGNO Rimborsi spese, quasi 16mila euro in 2 anni e mezzo: il “caso” Opere Pie

Solo 4 consiglieri hanno approvato l’esborso a favore della presidente Vanna Cavalleri

Il cda della Fondazione Opere Pie di Codogno, con 4 consiglieri presenti sui 7 in consiglio, approva 16mila euro di rimborsi per la presidente Vanna Cavalleri: 6.941,27 euro per l’anno in corso, 4358,61 per il 2019 e 4.645,57 per il 2018. E sulla delibera, dopo la bufera degli scorsi mesi sui 53 ospiti della struttura morti per il covid-19 e sulle tipologie di forniture di mascherine e camici al personale, si riaccende la polemica. Secondo i rumors all’origine dei dissapori ci sarebbero, in primis, l’opportunità della decisione, che non avrebbe precedenti nella storia dell’ente, ma anche questioni di forma. Che hanno però una valenza tutta “politica”. Cinque consiglieri infatti sono espressione ciascuno delle forze rappresentante in consiglio comunale.

E la prima nota polemica riguarda la composizione della seduta del cda della Fondazione il 28 luglio, alla quale erano presenti 4 dei 7 membri. Per l’esattezza la stessa presidente Cavalleri, “in quota” Forza Italia, la consigliera Roberta Roarselli espressione del gruppo “Moderati” e i consiglieri Emilio Faliva in rappresentanza del Samaritano onlus ed Emilio Fugazza per la Fondazione Comunitaria. Assenti giustificati i consiglieri Cordoni (Codogno Nuova), Crescenzo (Movimento 5 Stelle) e Rossetti (Lega per Salvini premier). A svolgere le funzioni di segretario verbalizzante il direttore Giovanni Grecchi. Il secondo motivo di disappunto è nella mancata indicazione della discussione sui rimborsi tra i punti all’ordine del giorno. Dove il punto 1 recita “approvazione del verbale n.186”, il punto 2 “approvazione del bilancio dell’esercizio 2019 e degli atti integrativi” e il punto 3 “varie ed eventuali”.

Ed è all’interno di questa formula generica che è stata fatta rientrare la votazione sui rimborsi. Nella delibera, a voto concluso, si legge: “La Presidente autorizza il Direttore ad illustrare l’argomento. Il Direttore riferisce che, come previsto dall’art. 19 del vigente Statuto, i consiglieri hanno il diritto al rimborso delle spese forzose patite per l’esercizio del proprio mandato. Informa che è opportuno procedere all’approvazione di tali spese di euro 4.645,57 per 2018; di euro 4358,61 per 2019 e di euro 6.941,27 nel 2020”. Il verbale prosegue con la giustificazione dei 6.941,27 per l’anno in corso: “Sottolinea che l’importo del 2020 è superiore per il fatto che durante l’emergenza coronavirus la Presidente ha dovuto recarsi pressoché quotidianamente dalla propria residenza alla sede dell’Ente”. Concludendo: “Segue breve discussione, al termine della quale il Consiglio di Amministrazione approva, ai sensi dell’art. 19 del vigente Statuto, con n.4 voti favorevoli per alzata di mano le spese forzose come sopra indicate”. Il segretario del sindacato Fisi Gianfranco Bignamini grida allo scandalo e si vuole rivolgere alla guardia di finanza: «Chiedo che sia verificata la legittimità dei rimborsi “retroattivi”. Da nostra ricerca risulta che mai nessun presidente si sia fatto rimborsare le spese, senza contare che dopo gli aumenti sulle rette degli ultimi due anni, questa Fondazione sta pensando a un altro rincaro».


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