Akzo Nobel chiude lo stabilimento di Codogno,14 dipendenti senza lavoro
La multinazionale Akzo Nobel ha stabilito di chiudere il sito di Codogno

Akzo Nobel chiude lo stabilimento di Codogno,14 dipendenti senza lavoro

La procedura di mobilità, su richiesta dai sindacati, non è stata ancora attivata

Doccia fredda e improvvisa sul sistema occupazionale della Bassa Lodigiana: l’Akzo Nobel chiude il sito produttivo di Codogno, in zona Mirandolina. In 14 a casa. L’annuncio è arrivato ai sindacati nella riunione di Milano di martedì pomeriggio, mercoledì mattina è stato comunicato ufficialmente ai lavoratori in assemblea. La decisione di chiudere arriva dopo la perdita della commessa del cliente più importante, Marcegaglia, che copriva quasi il 60 per cento della produzione. «Valutare tutte le ipotesi alternative e comunque mantenere le produzioni rimanenti in Italia», la posizione di sindacati e lavoratori.

La multinazionale solo due anni fa aveva fatto investimenti per oltre 1 milione di euro, ma lo stabilimento non ha raggiunto un grado di competitività adeguato a ribaltare sul prezzo definitivo al cliente i costi di produzione. Decisiva, come detto, l’interruzione del rapporto con la Marcegaglia, il cui gruppo non ha accettato la revisione dei prezzi, in aumento del 15 per cento, sulle forniture, trasferendo gli ordini verso un altro concorrente, pare in Cina. Da qui la decisione di Akzo di chiudere il sito produttivo entro giugno 2019. Praticamente sette anni dopo la dolorosa chiusura di un altro sito nella Bassa, quello di Fombio.

Il  presidio degli operai Akzo Nobel  di Fombio di fronte ad Assolodi nel 2009: il sito fombiese ha chiuso nel 2012

Il presidio degli operai Akzo Nobel di Fombio di fronte ad Assolodi nel 2009: il sito fombiese ha chiuso nel 2012

Il presidio degli operai Akzo Nobel di Fombio di fronte ad Assolodi nel 2009: il sito fombiese ha chiuso nel 2012

La notizia è arrivata come una doccia fredda sui lavoratori, che non ne avevano alcun sentore. La riorganizzazione a livello di gruppo, oltre a Codogno, tocca le sedi di Como, Castelletto, Peseggia, Genova e Assago, per 24 esuberi complessivi. La procedura di mobilità, su richiesta dei sindacati, non è stata ancora attivata. «Si è chiesto di vedere i dati macroeconomici del sito - spiegano i sindacati -, valutando tutte le operazioni alternative alla chiusura, mantenendo le produzioni per gli altri clienti in Codogno o comunque in Italia, e sono già state fissate le date per i prossimi incontri in modo da serrare le fila della trattativa».


© RIPRODUZIONE RISERVATA