CENTO GIORNI SENZA PIOGGIA «L’agricoltura soffre, le centrali elettriche costrette a rallentare»
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CENTO GIORNI SENZA PIOGGIA «L’agricoltura soffre, le centrali elettriche costrette a rallentare»

Il Consorzio Muzza Basso Lodigiano lancia l’allarme per una situazione ormai ai limiti

Semine e campi a rischio, ambiente a rischio, centrali elettriche costrette a viaggiare a regimi più bassi. La siccità rischia di provocare una crisi idrica senza precedenti nel territorio. Il Consorzio Muzza Basso Lodigiano lancia l’allarme e scrive alle associazioni agricole, a Regione Lombardia e alla Prefettura di Lodi.

Una situazione ai limiti

Oggi il canale Muzza, la dorsale che porta l’acqua a quasi tutto il sistema irriguo lodigiano, lavora a meno di un quarto del suo regime. «Di norma abbiamo 110 metri cubi al secondo in periodo estivo, oggi deriviamo 25 metri cubi al secondo, che di fatto è il limite minimo per poter garantire l’acqua - spiega il presidente del Consorzio Muzza Basso Lodigiano Ettore Grecchi -. Nel Lago di Como oggi entrano 4 metri cubi al secondo, e ne escono 40. Siamo sotto di 30 centimetri al livello minimo, che è il limite fissato dalla norma. In teoria, infatti, al Lago di Como non si può scendere sotto il minimo deflusso vitale di 25 metri cubi al secondo, che è la portata residua sotto la quale i fiumi vanno in sofferenza, ma a mio avviso deve essere considerato attentamente anche il minimo deflusso vitale per l’uso irriguo, per così dire, perché sotto una certa quantità di acqua, e ci siamo vicinissimi, si mette a rischio tutto il territorio. Regione Lombardia è ben a conoscenza del problema, e attendiamo per fine mese una decisione su un’eventuale deroga dai minimi».

Riempire il canale

Anche una deroga a quei limiti permetterebbe di andare avanti, ma non rappresenterebbe la soluzione. «Speriamo nelle precipitazioni - prosegue Grecchi -. Non tanto qui nel Lodigiano, che pure darebbero un po’ di sollievo, ma in Val Chiavenna e in Valtellina, per riuscire a ingrossare i bacini idrici che poi danno l’acqua a tutto il sistema. È da almeno 5 mesi che non ci sono precipitazioni copiose, e non si è quasi vista la neve. E purtroppo le previsioni non danno buone notizie, almeno per i prossimi 10 o 15 giorni». Il canale Muzza alla vista non sembra così in sofferenza: a Tripoli di Massalengo, ma anche a Lodi Vecchio o Tavazzano, il calo rispetto alla piena portata è ben visibile, ma la situazione non sembra drammatica. «Ma è frutto del lavoro fatto negli ultimi 20 anni con cui abbiamo “bacinizzato” la Muzza - spiega Grecchi -. La creazione delle centrali idroelettriche, oltre a rispondere a esigenze di natura economica, permette di avere degli invasi con cui, anche in sofferenza, riusciamo a garantire un minimo di acqua ai campi: poca e rallentata, ma non si resta in asciutta per ora».

Le conseguenze

Le difficoltà maggiori di questa crisi idrica sono per il mondo agricolo. «La semina di mais o soia è fortemente a rischio - dice Grecchi -. Tutte le colture però sono in sofferenza, a partire dal riso, e anche lo stesso frumento in questo periodo ha bisogno di acqua per la crescita. Con la situazione generale complicata dell’agricoltura, un raccolto difficile sarebbe devastante, con ripercussioni su tutta la filiera e quindi sui consumatori». Ma il problema è molto più diffuso: «C’è un problema di carattere ambientale, naturalmente, perché le zone umide, il Parco Adda Sud, le lanche, sono in grave difficoltà, e il rischio estremo è che anche le falde possano soffrire», prosegue Grecchi. E infine ci sono conseguenze sulla vita civile. «Le centrali elettriche di Cassano d’Adda e Tavazzano stanno tenendo sotto stretto monitoraggio la situazione - continua Grecchi -. Mi risulta che nell’impianto di Tavazzano siano stati spenti alcuni gruppi perché c’è poca acqua per il raffreddamento dei motori. In prospettiva una crisi idrica potrebbe comportare difficoltà nella produzione di energia elettrica, e in questo periodo sarebbe un ulteriore danno. Ma persino i depuratori comunali in teoria sarebbero a rischio spegnimento, a norma di legge, perché possono rilasciare nei canali solo se questi hanno una certa portata d’acqua. Tutto questo ci dà il panorama delle enormi complicazioni che comporterebbe una crisi idrica. E purtroppo ci siamo molto vicini».


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