Cena con i cugini positivi, odissea tampone per un 44enne di Casale
Un tampone per il covid (Foto by Archivio)

Cena con i cugini positivi, odissea tampone per un 44enne di Casale

Tre medici di base danno direttive diverse e intanto per il secondo controllo Ats c’è un’attesa di due settimane chiuso in casa

«Devo dichiarare di avere la febbre per fare il secondo tampone?». L’ha chiesto un 44enne di Casalpusterlengo, in quarantena fiduciaria dopo una cena con i cugini e rispettivi fidanzati risultati positivi al Covid-19, all’incaricata dell’Asst di Lodi, dopo il valzer di chiamate al numero di pubblica utilità nazionale 1500 e a quello regionale 800.894.545 senza vedersi riconosciuto il diritto/dovere di sottoporsi al test. La storia ha inizio sabato 3 ottobre, quasi due settimane fa, quando il 44enne va a cena dalla cugina che è medico al pronto soccorso di Piacenza e il lunedì mattina, in ospedale, avvertendo la febbre si sottopone al tampone scoprendo di essere infetta. La donna avvisa subito i cinque commensali che si sottopongono a loro volta al tampone risultando tutti positivi eccetto il 44enne, il quale però su indicazione del proprio medico di base avverte al lavoro e si mette in quarantena. Le contraddizioni iniziano qui. «Il mio medico mi ha detto di stare in quarantena senza muovermi da casa e che mi segnalava all’Ats, il medico di mio cugino di stare a casa qualche giorno e chiamare per il tampone solo se avesse sviluppato la febbre, per cui era praticamente libero, e il medico della sua ragazza le ha dato tre giorni di malattia dicendole di fare il tampone.

Tre medici che hanno dato tre direttive completamente diverse. Il tampone però lo abbiamo fatto tutti e ci siamo messi in quarantena 14 giorni, gli altri perché positivi e io come “contatto stretto”. A oggi però, tredicesimo giorno di quarantena, l’Ats non mi ha ancora chiamato per il secondo tampone di controllo e nonostante mi sia attivato io stesso per prenotarlo ho ricevuto solo informazioni sbagliate» spiegava ieri. Conoscendo la normativa per motivi professionali, il casalino denuncia: «Il 13 ottobre è uscito il nuovo Dpcm che per chi non ha sintomi riduce la quarantena fiduciaria a dieci giorni, e al numero verde di regione Lombardia mi hanno detto che non è retroattivo e quindi non applicabile al mio caso, salvo dirmi che non devo fare il secondo tampone come dice il nuovo Dpcm. Il motivo per cui in Lombardia non c’è un miglioramento della curva dei contagi ma un peggioramento secondo me è una gestione inadeguata». Il tampone alla fine lo farà domani, «ma solo grazie ai contatti di mia cugina che è medico. E chi non ce l’ha?» domanda.


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