Caso fanghi, sindaci lodigiani col fiato sospeso per la sentenza

Caso fanghi, sindaci lodigiani col fiato sospeso per la sentenza

Dopo la vittoria al Tar, la Regione si era rivolta al Consiglio di Stato

A distanza di circa due anni dall’avvio della battaglia legale dei Comuni Lodigiani e Pavesi contro la delibera 70/76 di Regione Lombardia, annullata dal Tar della Lombardia, si attende ancora la sentenza di merito del Consiglio di Stato cui Regione, dopo la sconfitta, si era appellata. E a circa sei mesi dall’audizione avuta dai Comuni a Roma col Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, del nuovo “Codice Ambiente”, che doveva contenere anche normative rassicuranti in materia di fanghi, non vi è ancora traccia.

Nel frattempo, mesi fa il “decreto Genova” ha sbloccato lo spandimento dei fanghi, stabilendo il nuovo limite di 1 grammo di idrocarburi per chilo di fango “tal quale”, ossia così come esce dal depuratore (e solo per gli idrocarburi C10 e C40, verificando i marker di cancerogenicità). Dunque, circa la metà di quanto consentito dalla delibera regionale 70/76 del 2017 annullata dal Tar (che innalzava di 200 volte i limiti di idrocarburi fino a quel momento consentiti), ma più dei 50 milligrammi consentiti a livello nazionale, prima della delibera regionale e dopo il suo annullamento, sulla base del Codice ambiente ancora in vigore.

Infine, poche settimane fa, il Consiglio regionale ha dato il via alla Risoluzione relativa all’utilizzo in agricoltura dei fanghi di depurazione e dei gessi di defecazione, garantendo più strumenti per governare la materia.


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