Caso Decathlon, interviene la Forestale

Non ha solo acceso il dibattito tra favorevoli e contrari. E aperto una querelle tra Comune e Provincia che arriverà sui banchi del Tar.

Della costruzione del nuovo capannone sulla provinciale 235, in via Leonardo da Vinci, secondo le anticipazioni del sindaco di Pieve Paola Rusconi nuova sede lodigiana di Decathlon, si sta occupando anche il corpo forestale dello Stato.

Nei giorni scorsi, infatti, gli uomini della Forestale si sono recati sia nei chiostri di San Domenico che negli uffici comunali di Pieve, chiedendo documentazioni e chiarimenti su tutta l’area.

Secondo le indiscrezioni, le forze dell’ordine che si occupano del controllo di eventuali violazioni alla normativa che alterano l’ambiente, e quindi anche di urbanistica e permessi legati alle nuove costruzioni, avrebbero chiesto riscontri agli uffici preposti sia sulla proprietà delle aree, sia sui trasferimenti di competenza che toccano strade comunali e provinciali. Verifiche che, sempre secondo le indiscrezioni, sarebbero partite prima della pubblicazione delle notizie sul permesso di costruire che ha dato il via libera all’Immobiliare Lupa sas con sede legale al 18 di via Mazzini a Cornegliano per la costruzione del nuovo capannone.

E che potrebbero anche sciogliere il nodo dell’occupazione di suolo provinciale da parte del cantiere, denunciato all’indomani della pubblicazione della notizia da parte dell’assessore provinciale Nancy Capezzera. Nel frattempo, il braccio di ferro sulla partita tra Comune e Provincia si fa sempre più aspro. Il Comune, in data 7 marzo, ha risposto alle contestazioni inviate per iscritto dagli uffici di via Fanfulla ribadendo la volontà di proseguire nell’intervento, come già annunciato dal sindaco Rusconi a “il Cittadino”.

E di contro, la Provincia ha affidato con delibera di giunta l’incarico di seguire la vicenda all’avvocato Ercole Romano, amministrativista del foro di Milano a cui, mercoledì, è stato di fatto consegnato tutto il “faldone” sull’intricata vicenda con la volontà di costruire un ricorso al Tar senza sospensiva dei lavori, come già annunciato. I “nodi” contestati sarebbero diversi: dalla non conformità urbanistica del piano all’assenza di concertazione sulla ricadute viabilistiche in un’area già critica, alla mancanza di una progettualità alternativa a quanto concordato nei tavoli di negoziazione per quanto concerne la fase quattro della riqualificazione della Lodi Casello.

E in cui era previsto, oltre ad un percorso ciclabile che insiste su quell’area, anche un sottopasso per le auto. «Se anche sul progetto esistono delle perplessità economiche e di fattibilità, per la presenza della falda - ha chiarito in merito l’assessore alla pianificazione territoriale e alla viabilità, Nancy Capezzera - non c’è nessun atto ufficiale che dice che quell’opera non si farà».

Il Comune di Pieve, dunque, secondo la Provincia, avrebbe dovuto attenersi a quanto deciso nei tavoli ufficiali di negoziazione a cui ha partecipato prima di rimodulare il disegno dell’area con un nuovo progetto e ignorando la pianificazione precedente.

Un disegno che ha destato l’attenzione del corpo forestale della Stato che ha deciso di vederci chiaro nella vicenda. Sul versante politico della partita, l’assessore Capezzera è tornata sulla questione traffico: «Non si può chiedere di finanziare uno studio del traffico e poi, come ha fatto il Comune di Pieve, esprimere perplessità su una bretella alternativa alla 235 in grado di alleggerire il traffico dalla zona commerciale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA