Case di riposo, a Lodi le indagini potrebbero anche allargarsi

Case di riposo, a Lodi le indagini potrebbero anche allargarsi

Tenuti d’occhio dalla procura i numeri dei decessi, da chiarire i “no” dell’Ats a eseguire i tamponi per il Covid-19

Mano a mano che si aggiornano i dati su mortalità e contagiati nelle case di riposo del Lodigiano e del Sudmilano, la procura della Repubblica di Lodi li tiene d’occhio e non si esclude che ai cinque fascicoli di indagine che sono stati aperti settimana scorsa, per altrettante residenze per anziani, se ne possano in futuro aggiungere altri. In questi giorni i vertici del nucleo antisofisticazioni dei carabinieri di Cremona, che venerdì hanno perquisito le case di riposo di Mediglia, Melegnano, Santa Chiara a Lodi, Sant’Angelo e Codogno, hanno tenuto un lungo incontro in procura a Lodi. E non si esclude che negli accertamenti durati ore siano state effettuate anche verifiche di ambito amministrativo, dato che questi militari dipendono direttamente dal ministero della Salute e che sono investiti anche dell’applicazione delle norme specifiche in materia di alimenti e di procedure sanitarie.

In veste di ufficiali di polizia giudiziaria delegati dalla procura lodigiana i militari hanno acquisito una gran mole di documentazione, principalmente cartelle cliniche,«riguardante non solo chi purtroppo è mancato, ma anche chi attualmente tra gli ospiti è ancora malato - spiega il procuratore Domenico Chiaro -, si rende ora necessario un grosso lavoro di analisi di questi atti». Trattandosi di analizzare procedure mediche e di igiene, il prossimo passo sarà la nomina di uno o più medici legali, le cui conclusioni saranno poi valutate dal pm investito delle indagini assieme al procuratore.

La prima inchiesta dall’inizio dell’emergenza Covid-19 era stata aperta a Lodi appena una settimana dopo il primo caso a Codogno, a seguito delle dichiarazioni del primo ministro Giuseppe Conte che aveva sollevato perplessità sulla corretta gestione del paziente uno, e sembra corroborata anche da un esposto decisamente critico di fonte sindacale. L’evoluzione dello scenario però, con l’emergere dell’elevata contagiosità del virus, sembra aver fatto perdere mordente a quello spunto iniziale.

Successivamente, da Mediglia, erano state presentate dapprima una diffida all’assessorato alla Sanità di Regione Lombardia (neppure protocollata secondo il comitato dei parenti) e quindi un articolato esposti, che aveva seguito di alcuni giorni una lettera che due parenti di pazienti di Melegnano avevano indirizzato alla procura della Repubblica di Milano, da cui era stata trasmessa per competenza agli uffici giudiziari di Lodi.

A Mediglia, secondo il comitato dei parenti, c’era già stato nelle settimane scorse un primo accesso dei carabinieri del nucleo antisofisticazioni, a fronte di un numero di ospiti contagiati che aveva superato il 70 per cento, compresi i decessi.

Se emergeranno ipotesi di reato nelle cinque inchieste aperte, i primi indagati potrebbero essere i responsabili, a vario titolo, delle case di riposo. Ma la questione sollevata subito proprio dai vertici delle Rsa era stata l’impossibilità di ottenere l’esecuzione di tamponi dall’Ats.


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