Casale, appello di una madre disperata

Per il secondo Natale non riuscirà a vedere sua figlia. La denuncia arriva da una mamma, disperata perché il papà della bambina “le mette i bastoni tra le ruote”. «Da ottobre del 2010 - racconta la donna, M. G. di 39 anni - non posso più vedere mia figlia. Mio marito mi consente di fare questa cosa solo a casa dei suoi genitori e alla loro presenza, ma io ho paura che mi facciano del male; sono già stata minacciata». Per difendere la sua posizione la donna si è anche affidata al legale di Brescia Anna Calanducci e ha fatto denuncia. «La situazione - lamenta però la mamma - è ancora bloccata. A seguire il mio caso è l’assistente sociale Denise Milani di Casale (ieri non è stato possibile contattarla, ndr), ma fino a che non c’è un decreto del tribunale non possono fare nulla. Non so più come fare a sbloccare la situazione». Il tribunale di Lodi, dice, è stato sollecitato a esprimersi.

È stata la donna a decidere di interrompere la relazione nel marzo 2010. «Vivevo con il papà della bambina fino dal 2005 - racconta la donna - però la situazione è diventata insopportabile, per una serie di motivi. Allora io lavoravo e lui era disoccupato. Il mio contratto però era a termine. La nostra casa era del Comune, ma il contratto era intestato a lui, quando me ne sono andata mi è sembrato giusto per il bene della bambina che mia figlia stesse con il padre e con i suoi genitori. Io, nel frattempo, ero senza lavoro, senza casa e senza parenti. Avevamo fatto un accordo privato davanti a un legale, ma il mio ex fidanzato non lo rispetta. Avrei dovuto vedere la bambina a settimane alterne, tenerla anche a Natale e Pasqua ad anni alternati. All’inizio andavo a prenderla dai genitori di lui e la portavo al parco, ma poi ho subito delle gravi minacce». La donna ha paura: «Vogliono che veda la bambina solo a casa dei nonni paterni, in loro presenza - commenta -, ma io ho paura ad andare da loro. All’inizio la bambina mi diceva che voleva che io stessi con lei, adesso, invece le hanno riempito il cervello di bugie. Le dicono che io sono cattiva e voglio portarla via, così lei non mi vuole più vedere. Anche le comunicazioni telefoniche vengono interrotte. Adesso io ho un lavoro a tempo indeterminato, in una portineria, ho una casa e potrei tranquillamente tenere la mia bambina. A settembre ha compiuto 4 anni e non ce la faccio più. Mi sono persa i suoi compleanni e ora mi perderò anche il secondo Natale. Non so più cosa fare».

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