Caccia ai semi dei nostri nonni: c’è un “tesoro” a San Colombano
Gli esperti dell’Università di Pavia al lavoro nel campo di Ernesto Cisarri per salvare le varietà antiche (Foto by Ribolini)

Caccia ai semi dei nostri nonni: c’è un “tesoro” a San Colombano

Continua il progetto del professor Graziano Rossi dell'Università di Pavia per la biodiversità

È di un giallo intenso, arancione. E ha un profumo che lo rende inconfondibile. Dai campi di San Colombano spunta l’antico grano Ganassina. Ma anche gli antichi semi del fagiolo borlotto e del pomodoro San Marzano, soppiantato negli anni dalle varietà più commerciali. Il professore di botanica dell’Università di Pavia Graziano Rossi e i suoi collaboratori, insieme al lodigiano Pietro Segalini, hanno riempito le tasche di semi durante la loro puntata tra i colli banini. Gli studiosi, infatti, hanno avviato un progetto, già lanciato anche dalle pagine del «Cittadino», per cercare i semi antichi, tipici del Lodigiano. L’obiettivo è conservarli nella banca del seme di Pavia e poi rimetterli in produzione, grazie alla collaborazione con le associazioni di categoria, per conservare la biodiversità locale. A mettere a disposizione i semi e mostrare l’orto e i campi, questa volta, è stato l’80enne Ernesto Cisarri. «Questa volta - spiega il professor Rossi - siamo andati sul sicuro. Cisarri, infatti, aveva già partecipato alla mostra organizzata all’orto botanico dell’Università di Pavia. Quindi abbiamo preso i contatti. Abbiamo preso le misure dei campi e valutato ogni albero. Abbiamo trovato anche delle piante di pesco straordinarie. Cisarri le chiama “mugnaghìn” perché sembrano delle albicocche».

Cisarri si considera un coltivatore per hobby. «Mio papà Virginio - dice l’80enne - era agricoltore, aveva la cascina in località Campagna. «Cisarri ha un orto grande con ogni tipo di ortaggio, dalla melanzana alle insalate, compresi i San Marzano e i borlotti, ovviamente, quest’anno devastati, purtroppo da una banda di leprotti. In un campo, 9 pertiche milanesi in tutto, invece, Cisarri coltiva il grano Ganassina. «Poi lo pulisco con la tramoggia - spiega -, lo conservo nei sacchi per la nostra famiglia e qualche amico. Di volta in volta, quando serve, lo macino. La polenta con questo grano ha un profumo inconfondibile. Ne faccio un quintale per ogni stagione. Io lo coltivo dagli anni ’60, ma mi ricordo che ero piccolo quando papà lo seminava». Il figlio di Cisarri ha studiato agraria, è appassionato di fiori e lavora al centro tori di Parma. «Io, tutte le mattine, quando mi alzo - racconta l’uomo - vado nell’orto, non riesco a farne senza. L’abitazione dà sulla strada, subito dopo il Fatebenefratelli, ma per allontanarlo dall’inquinamento delle auto, ho realizzato un piazzale proprio di fronte». Chi vorrà assaggiare la polenta fatta con il grano Ganassina potrà andare a Pavia, il 27 settembre. Chi, invece, avesse altri semi antichi da segnalare può rivolgersi a: [email protected]; tel. 0382 984883; Gloria Rozzarin: [email protected]


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