Brembio, crociata contro il caos Poste

Poco personale, e la consegna delle lettere non avviene: è al via in questi giorni la raccolta firme promossa da comune e associazioni di volontariato del mondo civile brembiese per denunciare i disservizi legati alla consegna della posta e per chiedere che Brembio non diventi un paese a servizio postale limitato. È l’azione conseguente all’iniziativa adottata anche dal consiglio comunale del paese a fine dicembre: l’assemblea pubblica ha infatti approvato all’unanimità un ordine del giorno scritto nella conferenza dei capigruppo e contenente le indicazioni delle misure più appropriate per contrastare il disservizio, tra cui la diffusione della notizia alla popolazione, la raccolta firme dei cittadini e la protesta formale dell’istituzione da recapitare presso i vertici di zona di Poste italiane.

I disservizi a cui fa riferimento l’amministrazione comunale non riguardano uno specifico periodo dell’anno, ma sono il risultato dell’organizzazione del personale di Poste italiane. Quando il portalettere è a casa per malattia o per ferie o in qualsiasi altro caso di assenza, l’azienda non provvede mai alla sua sostituzione, ma preferisce lasciare le lettere in giacenza fino al rientro dell’addetto, indipendentemente dai giorni di assenza. È così capitato in passato che lettere rimanessero ferme in giacenza tre o quattro giorni, o anche una settimana.

Senza considerare che l’accumulo di lavoro arretrato ha poi conseguenze sulla celerità di consegna delle lettere, con il risultato di allungare i tempi di recapito anche fino a 15 giorni.

«Ci sono brembiesi che a causa di questi ritardi hanno subito disagi e pregiudizi anche molto gravi, e la nostra comunità non può più tollerare questa situazione: restano in giacenza bollette di pagamento, messaggi privati e corrispondenza professionale, a volte con un vero e proprio danno degli utenti - spiega il sindaco Giuseppe Sozzi -. Poste italiane, pur in regime privatistico, svolgono un servizio universale, che come tale deve essere garantito verso tutti, con tempi e modi opportuni. Da questo principio non si può prescindere e pretendiamo che l’azienda risolva i suoi problemi interni».

A fare rabbia poi è il fatto che il problema non sembra insormontabile né di difficile risoluzione: basterebbe mandare un sostituto. «Non vogliamo entrare nel merito dell’organizzazione del personale di Poste italiane, ci mancherebbe - afferma Sozzi -. Tuttavia ci chiediamo che cosa ci sia di così difficile nel sostituire un dipendente che è assente. A Brembio l’ufficio postale funziona ancora a pieno regime e non siamo disposti a tollerare in silenzio un declassamento nella qualità del servizio postale o nel recapito».


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