Benzina, autotrasportatori in allarme

Un’impennata che rischia di mettere in ginocchio qualcosa come 200 aziende, solo in Provincia di Lodi. È il bollettino di guerra degli aumenti del carburante, un vero e proprio salasso che fa registrare ogni giorno nuovi picchi.

E che pesa, come un macigno, sui bilanci delle aziende di autotrasporti. Ieri, il prezzo massimo registrato per la benzina verde era di Ip con 1,738 euro (con Eni a 1,730, Shell più bassa a 1,729 e il minimo di 1,640 per i carburanti senza logo). Anche per il diesel, però, i prezzi erano da cardiopalma con il massimo schizzato a 1,702 per Tamoil (e Eni poco più giù a 1,696) e il minimo a 1,599 per i prezzi fuori dai grandi circuiti commerciali. Una stangata che fa vedere nero a chi lavora nel settore dei trasporti e a cui si aggiungono le nuove accise sul carburante, decise dal governo Monti, gli aumenti sui pedaggi delle autostrade, i ritocchi alle tariffe delle assicurazioni.

Una situazione da allarme rosso per l’intera categoria, che ha già annunciato lo stato di agitazione e un fermo dei mezzi per i giorni compresi dal 23 al 27 gennaio, promosso da Unatras, la sigla che riunisce le divisioni dei trasporti delle principali associazioni di categoria. Solo le nuove accise sul carburante, ad esempio, peseranno per qualcosa come «7mila euro all’anno in più per ciascun mezzo per una percorrenza media di 80-100 mila chilometri» sintetizza Nicola Marini, vicepresidente dell’Unione artigiani di Lodi e Provincia e rappresentante del settore. Impossibile dunque non vedere nero sia per i grandi che per i piccoli. A rischiare grosso in provincia sono più di 200 aziende, la quasi totalità di piccole e piccolissime dimensioni. Motivo in più per riuscire ad invertire la tendenza, dato lo scorso potere contrattuale sulle tariffe del viaggio. Anche i grandi, che sul territorio si contano sulle dita di una mano, soffrono. Uno di questi è Antonio Ferrari, titolare del maxi polo logistico Fail di Massalengo, località Cascina Postino. «L’impatto del costo del carburante sul nostro fatturato è pari al 18-20 per cento e, se contiamo che in un anno abbiamo dovuto visto crescere i prezzi almeno del 24 cento, la conseguenza è un calo sul fatturato pari almeno al 5 per cento, che non è certo poco - spiega il titolare -: l’unica cosa che possiamo fare è cercare di fronteggiare gli aumenti con soluzioni nuove, per esempio tagliando sulla bolletta dell’energia grazie al fotovoltaico o acquistando mezzi di ultima generazione e che consumino meno quindi. Il prossimo traguardo sarà l’acquisto di mezzi ibridi, ma su di noi, che lavoriamo con la grande distribuzione, pesa anche la diminuzione dei consumi delle famiglie». Che acquistano meno e quindi fanno calare le commesse di chi trasporta. Anche perché il “carrello” è sempre più caro, proprio a Lodi va la maglia nera quest’anno per il rincaro sui generi alimentari. «Noi abbiamo cercato di invertire il trend diversificando l’attività - chiude Ferrari, che però punta il dito contro le banche - che hanno completamente chiuso le porte al credito: di nuovi investimenti quindi non se ne parla. Per il 2012 e il 2013 l’unica cosa che dobbiamo fare è fronteggiare la situazione, mantenendo il fatturato». Che all’orizzonte ci siano solo nuvole è opinione condivisa anche da Gaetano Cerri della Log Service di Borgo San Giovanni, un altro dei grandi del settore. «Al momento non ho i dati alla mano, ma le prospettive sono drammatiche - ha detto ieri - e sinceramente non so come faremo a sopravvivere». In molti, intanto, hanno già gettato la spugna. Gli iscritti nel settore trasporti per l’Unione artigiani sono circa 45, mentre nelle fila di Confartigianato si registrano qualcosa come 160 imprese del settore. «Nel corso del 2011 circa il 7 per cento ha chiuso i battenti e molte potrebbero farlo nel corso del prossimo anno - ha detto Giulio Tavazzi, referente del settore per Confartigianato -: ora chi va in pensione, chiude tutto e nessuno rileva più l’attività».


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