Bambina morta in sala parto,  il pm richiede l’archiviazione

Bambina morta

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il pm richiede

l’archiviazione

Non è stata colpa dei medici se la piccola Alice è deceduta poco dopo la nascita, all’ospedale di Lodi, il 23 dicembre 2018. A ritenerlo è la Procura di Lodi che ha chiesto l’archiviazione del procedimento.

I coniugi Bonati erano arrivati in ospedale alle 3 di mattina del 23 dicembre, dopo la rottura del sacco amniotico. Intorno alle 11 la bimba era venuta alla luce, «in modo travagliato», aveva detto papà Fabio. La piccola Alice era andata in terapia intensiva neonatale, a causa dell’anomalia del battito cardiaco, ma poche ore dopo era deceduta. La gravidanza era stata normale. I genitori avevano interessato la magistratura, chiedendosi se non ci fossero state delle responsabilità mediche nella morte della loro secondogenita. In sala parto, avevano raccontato, «era stata praticata la manovra di kristeller per far nascere la bimba, magari sarebbe stato meglio fare il cesareo». Dopo la denuncia dei coniugi Bonati, la procura aveva aperto un’inchiesta. Nel registro degli indagati erano finiti due medici e tre ostetriche. Ora è stato depositato l’esito dell’autopsia. La perizia del medico legale discolpa i sanitari. «È una morta sine causa, non spiegabile - spiega il procuratore capo Domenico Chiaro -, non c’è alcuna colpa dei medici. L’esito dell’autopsia è stato depositato, notificato alle persone offese ed è in via di trasmissione al giudice. Abbiamo chiesto l’archiviazione. Il medico legale ha escluso responsabilità dei sanitari. Il fatto che dall’esito non emergano responsabilità non significa però che abbiamo messo sotto indagine inutilmente delle persone. Noi indaghiamo le persone perché abbiano la possibilità di rispondere. Non c’è alcun tentativo persecutorio da parte nostra nei confronti dei sanitari. Le verifiche però vanno fatte». Già l’audit dell’Asst, con la partecipazione di esperti regionali, fatta in seguito al decesso aveva tranquillizzato l’equipe medica rispetto al suo operato. Anche se, per i sanitari, ogni caso come questo rappresenta un dramma, difficile, umanamente, da mandar giù. L’avvocato di Milano Domenico Musicco, che assiste la famiglia di Vidardo, deve ancora condividere l’evoluzione giudiziaria della vicenda con i suoi assistiti: «Si può valutare di fare opposizione all’archiviazione - commenta il legale -. Bisognerà vedere se potremo fornire eventualmente nuovi elementi di prova, se il nostro perito avrà qualche carta in più da proporre».


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