«Aspettavo i regali di Santa Lucia, invece vidi mio papà ammazzato dalla strage»

«Aspettavo i regali di Santa Lucia, invece vidi mio papà ammazzato dalla strage»

Piazza Fontana 50 anni dopo: Paolo Dendena di Crespiatica testimone di quel maledetto 12 dicembre che aprì la stagione delle stragi

Era la sera in cui sarebbero dovuti comparire a casa i regali di Santa Lucia, invece si ritrovò all’ospedale Fatebenefratelli di Milano a riconoscere, su una fila di lettini di ferro con sopra 17 corpi nascosti da lenzuola, l’abito “principe di Galles” che suo papà Pietro Dendena indossava quel pomeriggio stesso, quando a Crespiatica lo salutò per andare a fare il suo lavoro di mediatore agricolo a Milano. Così Paolo Dendena racconta uno dei tanti fotogrammi indelebili della sua vita, legata per sempre alla strage di piazza Fontana. Che tolse a lui e alla sorella Francesca, allora appena 17enne, il papà, e che all’Italia intera aprì la stagione della strategia della tensione.

«Ricordare non è una questione ideologica - riflette Paolo Dendena -. A un certo punto abbiamo smesso di essere vittime, e siamo diventati testimoni. Perché le nuove generazioni sappiano, siano testimoni a loro volta, e ricordando non debbano più rivivere quelle stesse cose».

Il vissuto delle famiglie è anche quello che, sottolinea Matteo Dendena, nipote di Pietro e vice presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime, impregna la docu fiction in onda giovedì alle 21.25 su Rai Uno, «Io ricordo, piazza Fontana», in cui Giovanna Mezzogiorno interpreta proprio Francesca Dendena, che fu a lungo presidente dell’Associazione dei familiari e in una puntata di «Porta a porta», nel 30esimo della strage, fu anche protagonista di un botta e risposta telefonico con Delfo Zorzi, che non fu condannato ma che rifugiò in Giappone quando seppe di essere indagato. E che le disse: «Non torno in Italia perché non mi fido della giustizia italiana». «Io ricordo» era diventato il leit motiv di Francesca, dopo aver sentito tanti politici testimoni ai processi sulla strage, Giulio Andreotti in primis, ripetere troppe volte «non ricordo».

«Io ricordo il giorno dei funerali: 300mila persone, di ogni estrazione, in piazza Duomo a Milano - conclude Paolo Dendena -. In silenzio. Grazie a tutti loro, sono convinto, il disegno che stava dietro le stragi non andò avanti. Perché non si scatenò la paura. La gente uscì in strada».


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