Arriva a Montanaso la minuscola vespa samurai: dovrà mangiare la cimice asiatica - VIDEO
La liberazione delle vespe orientali grosse come moscerini

Arriva a Montanaso la minuscola vespa samurai: dovrà mangiare la cimice asiatica - VIDEO

Si estende la sperimentazione regionale contro il parassita che sta falcidiando le produzioni di frutta nel Nord Italia

Sarà la vespa samurai, in latino “Trissolcus japonicus”, a scacciare la cimice asiatica dal frutteto di Arcagna. L’azienda agraria didattica sperimentale F. Dotti dell’Università statale di Milano ha promosso una campagna di lancio del parassita. Siamo andati a vedere di cosa si tratta, approfittando del “Farm day”. Cioè del giorno, in realtà il mese, in cui gli studenti dell’Università si recano in azienda, per osservare dal vivo, sotto la guida di tutor esperti, quello che studiano sui libri. A gestire il progetto, infatti, oltre a Quattrini, ci sono le tutor degli studenti Elisa Centamore, Elisa Calastri e Rocco Zanetti e il tecnico laureato supervisore dei tutor Calogero Schillaci. «L’anno scorso - spiega il direttore dell’azienda Emanuele Quattrini - avevamo lanciato l’anastatus bifasciatus, che però è un parassita generalista e non ha inciso in modo particolare sulla parassitizzazione della cimice. La sperimentazione di quest’anno, invece, sembra dare risultati migliori. Abbiamo visto che le uova della cimice sono state parassitizzate dalla specie introdotta». In questo modo l’azienda contribuisce alla conoscenza scientifica sulla lotta alla cimice asiatica. Accanto al lancio della vespa samurai, per scacciare la cimice, nel frutteto di Arcagna, è stato condotto un altro esperimento: «Ho letto uno studio - spiega Quattrini - nel quale si dice che le cimici, quando nascono, passano un po’ di tempo sopra le uova perché devono assumere dei batteri lasciati dall’adulto, per nutrirsi. Noi abbiamo utilizzato un battericida che non fa male alle piante, ma distruggendo i batteri simbionti distrugge anche il ciclo vitale delle giovani cimici». Per questo esperimento Quattrini ha utilizzato del tessuto di nylon avvolto in gabbie di plastica e racchiuso così foglie e frutti con le ovature delle cimici. «Quando ci accorgevamo che le cimici depositavano le uova - dice Quattrini -, spruzzavamo il battericida ecologico». L’esperimento ha funzionato, le cimici ghiotte di frutti non sono sopravvissute. Quest’anno è stato positivo, ammette il direttore. «Abbiamo saputo combattere la popolazione della cimice, complice anche il clima a lei avverso. L’anno prossimo dovremmo essere ancora più agguerriti però, per contrastare la grande capacità riproduttiva di questo insetto. Non dobbiamo abbassare la guardia».


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