LODI Appello alla prefettura: «Strutture per i violenti»

LODI Appello alla prefettura: «Strutture per i violenti»

La consigliera di parità della Provincia chiede che si trovino ambienti per tutelare le donne

«Chi si rende responsabile di violenze domestiche deve poter essere mandato in alloggi separati rispetto alle sue vittime, anche in questo periodo di quarantena domiciliare per tutti»: è l’appello alle istituzioni che arriva dalla consigliera di parità della Provincia di Lodi Venera Tomarchio. «L’attuale situazione di estrema emergenza e le direttive del governo sul contenimento della diffusione del virus, hanno costretto tutte/i le/gli italiane/i a rimanere nel proprio domicilio già da diverso tempo - sottolinea la consigliera -. Ciò, oltre ai risvolti psico-sociali sulle singole questioni di convivenza forzata, ha già fatto emergere l’acuirsi di violenze intrafamiliari, già presenti e cogenti dentro molti nuclei, magari sopiti».

Tomarchio, anche a nome del Centro antiviolenza La Metà di Niente e dell’Associazione Orsa Minore di Lodi, si rivolge quindi a prefetto, procuratore della Repubblica, questore, comandante dei carabinieri «per sollecitarli, ognuno per quanto di competenza, a porre in essere ogni azione di prevenzione e contrasto, anche superando eventuali possibili limiti. Nell’ambito dell’attuale normativa di urgenza ed emergenza, si potrebbero reperire (o requisire da parte del Prefetto se ciò ritenuto possibile), dei locali ove eventualmente porre il soggetto violento in isolamento o arresto domiciliare o altra misura giudiziale, così da non creare ulteriori traumi alle vittime, donne e minori».

La consigliera di parità auspica inoltre che «il procuratore può invitare i suoi colleghi a valutare in modo più stringente, pro vittima, i requisiti per la custodia cautelare in carcere», nel caso in cui non siano disponibili alloggi alternativi. Ma cita anche l’esempio della Provincia di Trento, dove l’isolamento domiciliare di chi è indagato per reati di violenza intrafamiliare può già venire svolto in abitazioni reperite allo scopo. «Evidentemente un piano di tale portata non si costruisce nel breve periodo - conclude Tomarchio - ma si possono in questo modo creare strutture anche per il dopo emergenza, per evitare che chi maltratta rischi di venire rimesso subito nell’ambiente in cui ha commesso violenze».


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