Anziane con la febbre “abbandonate”: «Stiamo sbagliando come prima»
La medicina territoriale è assente

Anziane con la febbre “abbandonate”: «Stiamo sbagliando come prima»

Il caso di due donne di 80 anni di Lodi e di Sant’Angelo conferma che la medicina territoriale non è mai ripartita. E intanto al Maggiore il pronto soccorso si riempie

Cristina Vercellone

«Due indizi in un giorno, forse sono più di una prova». A sbottare è un medico specialista che preferisce mantenere l’anonimato. Due donne, entrambe 80enni, una di Lodi e una di Sant’Angelo, l’hanno contattato tramite i famigliari per la presenza di febbre da 5 giorni. Le due donne non si conoscono, abitano in due comuni diversi, ma hanno gli stessi sintomi e hanno la stessa amara risposta: una porta sbattuta in faccia. La vicenda è emblematica di una situazione che si sta ripresentando e che abbiamo conosciuto prima dell’esplosione del coronavirus.

Entrambe hanno chiamato la guardia medica, ma in presenza di febbre non esce, entrambe hanno contattato il medico di famiglia, ma in presenza di febbre i loro medici, non sono usciti. E così loro hanno chiamato lo stesso dottore, chiedendogli consiglio. «L’ambulatorio per i tamponi di Codogno è stato chiuso, quello di malattie infettive, anche - dice il medico -, le Usca, le unità medico infermieristiche che, munite di presidi di protezione, andavano a visitare i malati a domicilio, dopo la pandemia non ci sono più. In ospedale con la febbre, se non sei uno studente o un operatore scolastico, non si può entrare e nelle strutture private nemmeno. Qual è l'unica strada? Quella del pronto soccorso. E poi, giustamente, il primario Stefano Paglia, lancia l’allarme. Si crea una massa di persone e se qualcuno ha il covid lo trasmette agli altri. Stiamo rifacendo gli stessi errori di prima». Il medico invoca la presenza di un dottore sul territorio che, come a Piacenza, vada a casa delle persone a fare il tampone ai malati. «Se nessuno le visita e fa loro la diagnosi, muoiono a casa. È ovvio che io le ho inviate in pronto soccorso - dice -. Le Usca non possono partire tra un mese, devono partire subito. Non siamo tutti Berlusconi o Briatore che in 30 secondi hanno la diagnosi e l’antivirale. La percezione che si ha è proprio dell’abbandono. È chiaro che non è un discorso generalizzato Alcuni medici di famiglia fanno le domiciliari, altri no, e non hanno nemmeno ricevuto i camici e le mascherine. Se una persona ha 38 di febbre da 2 o 3 giorni, però, come fa? A 80 anni una persona non dovrebbe nemmeno essere trasportata, dovrebbe esserci un medico che viene a casa. Dobbiamo agire adesso, a gennaio e febbraio sarà tardi. La telemedicina va bene, ma come si fa a fare diagnosi senza visitare i malati?».


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