A Melegnano annullata la Fiera  del Perdono, è la prima volta in 456 anni

A Melegnano annullata la Fiera

del Perdono, è la prima volta in 456 anni

Oggi la decisione ufficiale, si pensa di esporre comunque la bolla

A causa dell’emergenza coronavirus, a Melegnano salta la 457esima edizione della Fiera del Perdono, la manifestazione per eccellenza della città prevista per giovedì 9 aprile. L’ufficialità è attesa per oggi, ma già ieri si sono intensificate le voci sull’annullamento dell’evento clou di Melegnano, che ogni anno vede migliaia di visitatori in arrivo dall’intero territorio. «Abbiamo compiuto tutte le valutazioni del caso, che ovviamente non possono non tenere conto della grave emergenza rappresentata dal coronavirus - ha dichiarato nel tardo pomeriggio il sindaco Rodolfo Bertoli -. Mi riferisco in particolare alla macchina organizzativa e a quella gestionale, domani (martedì per chi legge, ndr) la giunta deciderà il da farsi».

Nei mesi scorsi il programma è stato regolarmente redatto dal comitato Fiera, ma nelle ultime settimane l’incubo del coronavirus ne ha notevolmente rallentato l’organizzazione, che le ultime disposizioni normative paralizzerebbero ancora di più. «Per quanto riguarda la celebrazione religiosa della festa, con l’attuale possibilità di mantenere le chiese aperte, potremmo esporre la Bolla del Perdono per dare ai fedeli l’opportunità di ricevere l’indulgenza plenaria - afferma il prevosto di Melegnano don Mauro Colombo -: è quanto del resto sempre avvenuto in questi 456 anni, quando non è mai stata sospesa l’esposizione della Bolla simbolo del Perdono. Ai fedeli chiederemmo naturalmente di usare il buon senso, tutto questo dovrebbe avvenire in modo ordinato e senza assembramenti di folla: fermo restando che mi riservo di sentire i miei superiori e le stesse autorità sanitarie prima di assumere una decisione definitiva».

Dopo le nuove misure adottate nel fine settimana, intanto, venerdì l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini non sarà a Melegnano per guidare la Via Crucis dell’intera zona pastorale, che celebrerà invece nella cappella dell’arcivescovado. «È una decisione per salvaguardare la salute di tutti che naturalmente mi trova d’accordo - continua don Mauro -: le chiese rimangono aperte per la preghiera con l’invito ai fedeli a mantenere la distanza di almeno un metro, con nostra grande sofferenza non potremo celebrare i funerali, ma è comunque previsto il rito della sepoltura. Rivolgo infine un accorato appello affinché tutti rispettino le disposizioni per arginare la diffusione del coronavirus, penso soprattutto alle generazioni più giovani, che in alcuni casi non sembrano ancora rendersi conto della gravità della situazione».


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